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TERRA MATTA CAPITOLO QUARTO
La battaglia del Piave  more..

TERRA MATTA CHAPTER FOUR
The battle of the Piave River  more..

Nato a Chiaramonte Gulfi, Ragusa, il 25 luglio 1949. Dal 1987 vive a Sydney, Australia, dove probabilmente morira'.


2- Tre

Added: 17-07-10

 

 

 

Maybe tonight i need the blanket, my wife
soon will switch off the light e rimarro' al
buio scared of freddo e shadows come un
bambin nel bosco, Edirne still so full 
of life, the other city,  the  beginning of
that other world che inseguivo a ventanni,
prendo un autobus, un passaggio, un treno,
con o senza biglietto scendo alla stazione
di Sirkeci, mangiare ci vogliono i soldi ma
dormire si puo' dormire ovunque, la panchina
d'un parco, un capannone abbandonato, mia
madre si preoccupava per modo di dire e poi
io sono io, sono grande, robusto, raccolgo
sensazioni come un cercatore di conchiglie
le metto nel sacco e le vendo tra me
e me quando arriva il momento giusto
giro e mi mischio alla folla dei mercati
come uno di loro per questo a me non mi
dicono nulla, basta semplicemente sapersi
comportare, stare zitto quando e' necessario
e niente sorrisi alle ragazze se non sono prima
loro a sorridere a te, come quella che parla con
l'amica e ti guarda con occhi di luna nascondendo
la faccia dietro un fazzoletto verde,
who's that boy forse chiede mezz'innamorata,
io che nato nella citta' di Tarsus ho studiato a
Mersin e fatto il soldato a Zonguldag dove
mi hanno tagliato i capelli a zero e tirato un
gavettone a base di yogurt e piscio umano,
proprio cosi diceva Arturul che con Yussuf
e Omar il Circasso e' diventato poi il mio
migliore amico, che Arturul vive anche lui
a Edirne e ci vediamo quasi tutte le sere...

 

La luce e' spenta, la porta del bagno e' chiusa
ancora giorno pero', il muezzin ha appena
cominciato a intonare  l'ultimo lamento
con la sua voce di lucertola mozzata,
kofta in piazza tonight davanti al famoso
Caravanserraglio trasformato in albergo,
ci dormii con Faridun a maggio o a giugno
del settantasei, poi due baclava e due passi col
dundurma in pugno leccando il cono attorno
attorno alle falde come due fanciulli, in mezzo
a un mare di macchine e tir tostati e gente
volevano aprire il pacco alla dogana gumruk,
cosa c'e' dentro, elettronic?  computer?  Nothing,
ho detto, ceramics, we are french turistas, italian
americans, andiamo per diporto noi, non
facciamo contrabbando, maximo we deal in
sogni effendi e vecchie forchettonerie, mi
capisce mister, do you understand? Forchette
d'oro di quelle che si fondono e si fanno i soldi
moneta, complicato ma se vuole glielo spiego
in due parole, m'intende effendi, una roba cosi,
e vaffanculo allora, non vuole capire non capisca,
se lo lasci dire da uno che ha viaggiato assai e viaggia
ancora alla faccia di quelli che lo vorrebbero gia'
morto, un pirla in ultima analisi, uno che fabbrica
storie e porcherie varie per non sentirsi troppo solo,
che poi chi mi dovrebbe voler male a me che
sono il ritratto ambulante dell'insignificanza
nessuno probabilmente, a chi mai fotte mai di
me che non do fastidio a nessuno?!

 

Istanbul la mia antica fidanzata dalle gonne
di seta come e' diventata adulta la mia zingarella
d'una volta e come dondola affettata nell'aria
gli orecchini scintillanti dei suoi minareti...

 

Cosi sbollita la rabbia vado misurando a passi
da pachiderma l'immane distanza che mi separa
ancora una volta da me e dalle mie cose piu' mie,
anche correndo con sette gambe sembro non avanzare
d'un solo centimetro, non dovrebbe essere in teoria
ne' tanto lontano ne' tanto difficile, gli altri li vedo
arrancare anche loro ma gli altri non mi riguardano,
sono sempre stato solo e solo rimango, da questa parte
non ho alcun ponte da traversare, forse sono morto
senza essermene accorto o forse semplicemente sono
caduto in un tranello, cercavo il sentiero in mezzo alle
catapecchie che porta fino al laghetto dei cigni a Istanbul
ed eccomi cascato invece in quest'albergo del cazzo,
a Istanbul nemmeno, a Kadikoy nemmeno, a Kucukali
sul lungomare dove passano duetto mazda scoperte
con ragazzotti spikinglish all'hotel Elite 4 stars da 110
euro a notte ridotti per fame a 75 con camerieri vestiti
da scimmia, donne scick da fumetto e luci strane al
bar del cocktail margarita, li so, i know these things,
deja' vue, questi posti mi spolpano l'anima come
cani sciacalli, mi sbudellano, mi svacantano, mi
lasciano secco a biancheggiare nel deserto come
ossa di vacca, sono stufo, infelice, ho sbagliato,
mi sono cacciato con le mie mani nella merda,
la rabbia l'unico modo per evitare di buttarmi dal
quinto piano cosi come sono col pigiama addosso
e un'intero serepax nello stomaco, non voglio nulla,
non voglio sapere piu' nulla, voglio solo piangere
per un poco come un bambinello offeso...

 

Mendicante come il cane della Bulgaria sbucato
all'improvviso dall'erba alta vicino al bidone del
rusco semivuoto scodinzolo nella speranza che
quelli della macchina mi tirino un pezzo di pane
o qualcos'altro da masticare, anche una palla di
gomma, ma quello era un cucciolo come Karusk
io purtroppo un vecchio, raccolgo quindi i cocci
dell'anfora Attica che mi si rompe davanti, non
e' certo la prima volta, la sistemo per bene nella
scatola rossa e domani la faccio accomodare,
sono ingenuo, velleitario, come al solito i miei
progetti non valgono un fico secco, dispendiosi
per uno come me sopratutto che ha sempre cosi
tanti pochi soldi nelle tasche, li metto insieme
faticosamente e finisco per buttarli via come
fossero carta straccia, non cambiero' mai, non
ho imparato nulla, mi lascio andare, collapso,
sbatto la testa contro un muro che conosco
benissimo senza passare mai dall'altra parte,
rimango sempre al di qua' di qualcosa che
ormai sono certo non raggiungero' mai, che
mi resta dunque da fare?

 

Mettiamolo un'altra volta insieme il mosaico
scassato del siciliano figlio d'un padre in gamba
ma povero e d'una madre matta, che comincio'
a scappare di casa a diciotto anni, percorse a
piedi strade che non portano a nulla e si fermo'
a quaranta per guardarsi al caldo la televisione,
con le rabbie, le nevrastenie, i rifiuti, le litigate,
le esplosioni, i tormenti... stop va, non me ne
faccio nulla d'una lista del genere, meglio lasciar
perdere, sono fatto come sono fatto e male
ma almeno non mi sono mai arrampicato
sugli alberi dell'americanismo come certe
scimmie che una volta arrivate in cima tirano
noci di cocco e sputazzate sui passanti, 
non ho mai sognato di diventare ricco io 
o famoso come un attore del cinema e il
culo ce l'ho ancora leggero e trasparente
come la cartavelina d'un aquilone

 

I piedi come due mattoni ardenti, due bricks
infuocati da turista che hanno pestato tutto il giorno
diligentemente il corno d'oro da Beyazit a Topkapi,
poi sottopassaggi  e scale e il Galata bridge fino al
traghetto per Haydarpascia',  il treno infine per
KucukAlee, sono arrivato cosi stanco che ho mangiato
a stento e mi sono subito addormentato in quest'albergo
a quattro stelle cosi fuori di mano che l'aria condizionata
non funziona e l'ascensore e' rotto, a mezzanotte mi sono
alzato automaticamente per pisciare, a tipo sonnambulo,
e naturalmente ho finito per svegliarmi del tutto, stavo
sognando di baciare una bella cinquantenne nell'atrio
polveroso d'un vecchio palazzo e la spogliavo gia'
come una specie di carciofo...
io, maldestro assassino dei miei propri sogni!

 

Un cane biondo si sdraia proprio nel centro della piazza
davanti al bazar delle spezie di Misir Carsisi che la
moglie del sultano Nonsochi fecit, un corvo plana per
la citta' marina e si ferma su un palo dalle parti di Santa
Sofia sbilenca e sproporzionata di minareti cupole e
cupolette e palle d'oro scintillanti al sole, una turista
giapponese si leva le scarpe nel parco di SultanAhmed
e si massaggia i piedi indolenziti mentre suo marito
sgranocchia un mais abbrustolito, stupido stupido e
scimunito perche' non mi son comprato anch'io
un paio di mocassini baker e fiorentini?

 

Il vociare dei bambini nel cortile dell'elementari d'un
paese costruito tutto nuovo e tutto uguale come fatto
col Lego,  timida appare la primavera verso Konia
Selgiuchide nei campi piatti e desolati dell'Altopiano
Anatolico, la gente sembra felice appena tornata
dalla Germania come il padrone della lokantasi 
a sei lire a mangiata o quello dell'hotel a cinquanta lire
la doppia, lontano e' il tempo mio di Ankara e di Kirikkale,
come se quei fatti li avessi letti in un libro di storia
faccio fatica a riconoscere i luoghi di eventi ormai tanto
remoti, il passato non mi appartiene piu', e' diventato
un po' come quello di mio padre nell' Altopiano di
Asiago o del mio superprozio arciprete don Tazzoli
mantovano martire di Belfiore, in certi posti ci passi
accanto, ci vai dentro, entri ed esci ed e' come se non ci fossi
stato ne' tu ne' altri ne' prima ne' dopo ne' adesso ne' mai,
sono contento comunque di questo mio girare da  turista
borderline senza guide e senza mete, cosi dove mi porta il
cazzo, un traveller perpetuo che quando e' stanco arriva in
un posto qualsiasi, si trova un albergo, mangia e si ferma
per la notte, uno che non riesce a mettere radici  e se lo porta
appresso da sempre il cipresso da  piantare sopra la sua tomba
se mai ne avra' una, uno che e' certo ormai non diventera' mai
il patriarca  ottantenne della favola rustica e paesana a cui i
nipoti o le nuore cacciano via le mosche mentre si prende il
sole sulla sedia a dondolo sopra  la collina dove dormono a
dozzine le ossa dei suoi padri, che i figli intanto lavorano
la stessa terra e alla sua morte tumuleranno anche lui sotto
un mucchio di pietre e corna di capra...
l'altoparlante all'improvviso chiama i bambini a raccolta,
ora di andare a casa, di prendere cartelle e giacchette, la
scatola vuota della merenda, c'e' la televisione, il videogiochi
e la mamma che aspetta, i colori tenui e porporini della
sera vanno rabescando intanto per me soltanto i wonder
una crudele e rapidissima fantasmagoria di rimpianti

 

Senza maestri ne' padroni ne' giudici, senza regole ne' bisogni,
con un padre  permissivo e buono come una focaccia, una madre
fragile e scivolosa come un pezzo di ghiaccio, adolescente timido
e irrequieto entrai la vita come un bullone spalato girando a vuoto
e bestemmiando il mondo, quando mi calmai ch'ero gia' adulto
mi ritrovai che camminavo a stento ch'avevo imparato soltanto a
svolacchiare o a saltare piuttosto come una cavalletta...

 

Tubano ossessive le colombe della Mevlana di Konia, dalla collina
di Aladino i sultani scrutano la pianura polverosa, sono qui in un
pomeriggio quasi estivo a sonnecchiare in mezzo alle mie antiche scorribande
chimeriche, i traghetti del Bosforo, gli sbarchi dei pirati barbareschi del
bey d'Algeri, la polvere della Cannebiere dove cambiavo soldi magrebini
al cinquanta per cento del valore, andiamo a Marsiglia con la bianchina
del nonno! andiamo a prendere la wolswagen lilla! prendiamolo a calci
questo cazzo di catorcio quando si ferma in galleria nell'autostrada
di Ventimiglia che non ne vuole sapere piu' di partire maledetto trabiccolo,
700 chilometri cosi tutti di notte e poi subito indietro, in Africa ci
torneremo per Natale adesso andiamo sulla costa dalmata giu' giu' fino
a Ragusa e il Montenegro e il Kossovo dei primi minareti e Tito Veles coi
ragazzi nudi a sbattersi nel fiume e Istanbul finalmente again, la moglie che
si fa scopare da un turco mentre io mi sparo una sega nel bagno lussurioso,
un porco sempre a immaginare cose non vere che se accadessero sarebbero
tutta un'altra cosa: violenza, oscenita', vergogna... voyerismo, pedofilia,
sadomasochismo, tutte le facce del sesso piu' o meno depravato, il desiderio,
il vizio, gli ormoni, l'omosessualita', le predisposizioni genetiche, la discesa
a rompicollo verso l'orgasmo, la voglia, la devianza, cose naturali e cose artificiali
inventate da un'animalita' esasperata, uomo e donna che non sono certo la
stessa cosa e tutto quello che sta in between, che a volte le sfere s'incontrano
e si toccano e s'incrociano e a volte cascano e crepano e marciscono da sole
in fossi separati come vecchie cavalle alla fine d'una logorante carriera...

 

Oh dio che artificiosita' violenta in questo pomeriggio senza rimedio come
se una mazza di tristezza mi strapazzasse il cuore come un materazzo come
se me l'avesse detto il medico di scrivere e rivivere cosi scrivendo certe cose
lontane, che lo sapessi almeno com'ero veramente e com'era allora, se me lo
ricordassi, al forte di Amguid certo o in Mauritania nell'infinita' della pianura
ci credevo all'eternita' dell'anima mia, ogni volta che mi saliva alla bocca dal
fondo dello stomaco la prendevo addirittura tra le dita e sotto il silenzio del
cielo me la leccavo con una gioia superba e dissennata, in quel momento
eravamo tuttuno io e la mia anima, una jelly zuppa di miele e ricotta, una
torta liscia e levigata e brillante come gelatina, quanto tempo mi ci volle
perche' me la ritrovassi spiaccicata al suolo dal rullo compressore della
vita per rimettersi poi a posto da sola ma pallida fragile e avvilita... 

 

 

 


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