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TERRA MATTA CAPITOLO QUARTO
La battaglia del Piave  more..

TERRA MATTA CHAPTER FOUR
The battle of the Piave River  more..

Nato a Chiaramonte Gulfi, Ragusa, il 25 luglio 1949. Dal 1987 vive a Sydney, Australia, dove probabilmente morira'.


2- Quattro

Added: 11-07-10

 

 

 

Urgup citta' di minerali sfatti di buchi nella pietra
farinosa e bianca che sembrano ditate di fata nel
pudding rosa della sera e croci bizantine in cima
ai monasteri a cono tondo bipolare o pizzuto come
il seno d'una ragazzina e capre sui cornicioni legate agli 
anelli di pecorai stecchiti impalati davanti a un formicaio
di grotte, gli inaspettati eventi le figure che portarono
il mio corpo fuori dal suo tracciato naturale che a forza
di desideri lo gonfiarono e come un rampicante lo
spalmarono sul muro di caseggiati chiusi dentro i quali 
come un bruco nella sua crisalide dormiva nudo il polmone
oscuro delle mie paure,  richiami venivano dalla strada dei
compagni mai piu' ritrovati, perso dentro un nascondiglio
osceno circondato ora come allora da mostruose architetture
di talco gesso e salnitro, mammelle gigantesche di calcite
sandstone soapstone e tufo, prepuzi scappucciati, pigeon
holes e cornetti e corniciattoli e monaci sfuggiti alle grinfie
dell'Impero per cercare Dio tra le vaste e foruncolose solitudini
di Uchisar e Avanos e Goreme piene adesso le valli e le vallate
di autobus e turisti e asini e salite e discese e souvenir shops
e mercanti di nuts e frutta secca including mele e fichi e semi
di girasole, e pure mamme turche coi jeans e coi figli ebeti
che escono dalla mercedes apposta per chiederti: can i help you
mister? because “having studied english at school they want
of course to show the parents how good they are”
talking with me pergiunta the perfect specimen of englishamerican
australian frequentatore di gympalestre bevitore di coca e fanta nei
Macdonalds di mezzo mondo e birra al pub la sera con gli amici
ego fotuto homo singularis invece pretino spretato che m'intesto
ancora a camminare zoppicando sul lago di Tiberiade che affondo
sicuro se non mi spuntano le ali o le vele o non mi viene a
raccogliere la barca pietosa di Pietro il pescatore o quella dei figli di
Zebedeo e Andrea e Daniele e Giuda Iscariota e chi cazzo erano
gli altri, Matteo the tax collector o Sanpaolo apostolo o l'Arcangelo
Gabriele, o magari lui direttamente, il Messia dolce e misericordioso
che vede e sa e non giudica e comprende e soccorre e spera e soffre
con noi e per noi, il figlio del falegname che scaccio' i mercanti dal
tempio e consolo' le puttane, cosi bello e lontano ormai mito nostro
e leggenda della nostra infanzia, magari venissi tu spontaneamente
un'altra volta a me mio Dio accogliendomi come un figliol prodigo
tutto perdonandomi e rimettendo a me i miei incommensurabili peccati...

 

Il problema e' che le molle del materasso da questo lato del letto
mi segnano le costole come lame di rasoio, le mie povere costole
invecchiate, non ancora quelle d'un cadavere ma quasi, mi devo
rannicchiare in un angolo come un mendicante bevendoci sopra
un bicchierone di verdicchio turco che non sa di nulla nemmeno
con l'aggiunta d'un goccio di raki, il latte del leone che bevevo
dal baba' di Atpazari con la barba rada e bianca sulle guance
stile mio di adesso che per questo forse la turcomanna nomade
che vendeva mazzetti d'origano e sementa di zucca m'ha subito
chiamato baba', bir lira buyrun, che solo questo lei sapeva di turco
e questo io e il resto era terra incognita per entrambi noi beduini
delle montagne rocciose e dei deserti siculanatolici, che poi ho
comprato da una sua amica le albicocche secche buone per cacare
sperando in qualche modo che i soldi se li dividano che io alla
fine me ne sono andato per la mia strada facendo finta di farmi
fotografare dalla moglie come un turista indifferente e indaffarato...

 

Non son chi fui peri' di me gran parte ma presto tornero' chi
sono stato che dopotutto alla fine chi e' stato rimarra' piu' o
meno sempre lo stesso segnato insomma dal destino delle sue
ossa primordiali come un gatto una scimmia una formica o una
goccia d'acqua o un pezzo di vulcano raffreddato, come una
parentesi quadra, un titolo di giornale, la catenella d'un cesso
o la totalita' dell'Universo con le cose di sopra di sotto e di lato
nonsense, sono le sette meno cinque di sera e non posso certo
dormire a quest'ora, leggo quindi per un po' o mi riguardo quei
sigilli Ittiti che fossero buoni oggi di sicuro mi sono guadagnato
la giornata...

 

Karayollari sta merda, m'hanno fatto la multa 3 becchini di
poliziotti appostati come cucchi sonnolenti a lato della strada
dalle parti di Kayseri, 107 chilometri all'ora sostengono in
un tratto da cento, 97 turklira percio' subito vuoldire due terzi
esatti del totale e il resto alla posta prima di lasciare il paese
che ve lo do io il resto bastardi tutti e tre che vi venga il vermocane
penso con la mia rabbia piccola e impotente di vecchio straniero
ex hippie alla cerca ancora di Goa dalle porte d'oro dove
cominciano le scale che portano alla luna e finisce la maledetta
terra dei limiti e dei confini dei nord e dei sud e dei lucertoloni
come sti qua' che se ne stanno come coccodrilli sulla sponda del
fiume a caccia di poveri  ignari passerby come me capitati per caso
a farsi il bagno in questa loro putrida pozzanghera...

 

All'albergo di Adiaman il cameriere dal collo storto mi porta in
camera un secondo bardak e si becca due lire di mancia, non
solo ha il collo storto ma e' anche gobbo, mi piace assai perche'
come tanti storpi lo presumo buono e semplice come un Simit o
una fetta di Gozleme, la solita strada sconnessa e scassata oggi
di Malatya coi buchi sull'asfalto larghi come piccoli laghi, filari
di pioppi e corvi e l'aria tersa e rigida della mattina quando ci si
lava mezzi nudi nella bacinella compreso le palle seno' si puzza,
il saccoapelo gia' arrotolato che durante la notte certe volte
arrivano i jandarma e ti domandano il passaporto dopo averti
svegliato posandoti addosso certi scarponi che sembrano carri
armati, la stanchezza ottusa della sera, la lokanta con l'aubergine
e il raki e il pepe verde forte che t'ha mozzato il respiro al punto
da non poter respirare mentre i turchi ridevano, l'insalatina di
tomatis e le polpette di carne, ora un bicchiere di verdicchio
per andare completamente giu' di testa e dormire che infatti
mi s'abbassano gia' gli occhi come saracinesche di negozio,
squicking bed pero' stanotte quando mi alzo per pisciare devo
fare la massima attenzione, mi sto rifacendo davvero la pelle
come una lucertola, da domani voglio scomparire almeno per
una settimana nella solitudine di monte Nimrud, il mio monte
Nembrotte, e' qui che forse rinasco dopo la confusione e il
tramestio di tanti anni strascicati sul selciato con i piedi
d'un paralitico, poi quando torno a casa che sia pure come
non fossi mai partito, vivro' di quel poco di nulla che
resta pursempre nelle vene dopo una lunga trasfusione di
gioia intensa e disinteressata...

 

Nimrud, Nembrotte l'ho visto che s'alzava dal tumulo
come un'aquila di Giove, il cappello frigio della dea
in testa, la faccia tonda di Atena e una processione di
satrapi che rende omaggio al grande Mitridate Callinico,
i romani alle porte e Sekmet dalla testa di leone,
Horus e una quantita' d'altri, la palla rossa del sole
scomparendo dietro la montagna m'oscura la valle
dentro una grigia e polverosa cortina di memorie
storiche e classicheggianti, Appiano e Lucullo e
Silla e Mitridate Re del Ponto e il regno Ellenistico
di Commagene e Dione Cassio forse e le guerre
giugurtine persino di Gaio Sallustio Crispo...

 

Il sole forte del pomeriggio mi spacca in due come una
machetata in testa, too hot! mi siedo all'ombra, davanti al
ristorante dell furbo Mehmet che ha fatto i soldi in Germania
e ha aperto due alberghi quasi in cima a Nimrud Dagi che i
tedeschi li acchiappa via internet, a grappoli interi, e i
clienti li va a prendere personalmente all'aeroporto di Adiaman
col minibus della ditta, gli altri che arrivano in macchina per i fatti
loro li sistema invece nei bungalows o negli appartamentini e c'e'
anche il campeggio per quelli con la moto e la tenda, a noi chissa'
perche' ci ha preso a simpatia e ha deciso di trattarci un po' speciale
come i figli della gallina bianca...

 

Decisamente furbo Mehmet, s'e' fatto il mazzo ad Amburgo
e ha imparato non solo il tedesco ma anche come si campa
nella vita, come funziona il mondo e cosa si deve fare per
vincere la partita, prima di tutto bisogna credere in se stessi
e poi sempre gentili e sorridenti anche se ti pestano i piedi,
le incazzatine alla turca non servono a nulla, le tedesche
sono stupide e puttane e va bene ma bisogna dargli sempre
ragione perche' sono loro alla fine che comandano dato che
i mariti non contano un cazzo... arriva intanto una ciurmaglia
di locali da Karadut, parenti, amici, conoscenti, non so bene
chi siano, maraba' dicono e si sistemano subito per il ciai
nelle sedie azzurre di plastica tutt'attorno all'albero di castagno
mentre  il ragazzo che porta i piatti pieni di semi di pistacchio
ha  gia' fatto le camere e ora  raccoglie piano piano le lenzuola
stese ad asciugare, io mi alzo, saluto e mi vado a sdraiare
sul letto come se all'improvviso m'avesse venuto voglia
di farmi un sonnellino...

 

Contare il tempo, spezzettarselo addosso in ore e minuti e secondi
persino, assaltarlo come fosse una fortezza, stenderlo per traverso
e calpestarlo con le ruote della mente come in una strada asfaltata
un tappeto nuovo che ha bisogno d'essere ammorbidito, sono le
due soltanto e per mangiare stasera al dinner col gruppo nuovo
dei tedeschi se ne parla alle sette e mezza o addirittura alle otto!

 

A Gobekli Tepe, un montagnotto alto sulla pianura d'Urfa e di
Gaziantep, i dolmen e i menir emergono a cerchio dal cratere
appena scavato come in un sacro girotondo di pietra, Tarik il
curdo, giovane studente d'archeologia, ha paura del sole e
sistemato all'ombra dell'ulivo piu' grande, nella cima piu' alta
della collina, ci dice che i venti quassu' si sentono tutti, persino
quello che viene dal golfo di Alessandretta in Sori'a, o quello che
viene dal suo paese in provincia di Diarbakir, poi ci racconta a suo
modo delle divinita' serpente e delle divinita' scorpione che 9000
anni prima di Cristo da queste parti si adoravano come gli animali
totem degli antichi amerindi, sa anche l'arabo Tarik percio' gli regalo
volentieri dieci lire e menomale che l'abbiamo incontrato seno' chi
ci arrivava da solo in questa poco conosciuta e misteriosa Stonehenge...

 

Un cavallo trotta nella notte, e' l'orologio, il cuore o il passo orrendo
e cadenzato della morte? Il passero non gradiva i pezzi di mela secca
e gli ho dovuto dare il pane spezzettato, in mollichine pergiunta, sempre
io, sempre lo stesso, sempre a spasso per l'Africa o l'Americhe e le terre
piu' selvagge girando sempre alla caccia di farmi emozionare, vivendo
come se la vita bisognasse andarsela a cercare da un'altra parte invece
di ritrovartela addosso comunque appiccicosa e tenace come un rampicante
e laida e penosa come una lebbra deformante, ma adesso dimmi chi t'insegue
che cerchi e che ti manca? partire viaggiare sostare giusto per pisciare o
per mangiare arrivare dormire cacare la mattina e subito ripartire i boschi
i deserti le montagne il mare i bivacchi sotto le stelle il fornello a gas il
saccoapelo la polvere le scatole di sardine di tonno di simmenthal la
giardiniera le cipolline sottaceto la zuppa in scatola di pomodoro o di
fagioli fara' freddo stanotte e Cico dove lo mettiamo? e il cane Karush?
e' bello a novembre quando gli alberi sono gia' spogli e arramati e a
dicembre e a gennaio quando sono nudi e secchi come scheletri sformati
belli sono i prati ad aprile e a maggio e belle sono le notti a luglio e agosto
e bello e' sempre il mare persino in questo posto chiamato  Yumurtalik
che corrisponde un po' a una specie d'italiana marina di Campobasso o
di Giarre Riposto con la sveglia sul comodino, il portafoglio, il fazzoletto
sporco, il telefonino, la bottiglia del vino rosso che sa di aceto e sembra
una bottiglia di Vecchia Romagna Buton, l'astuccio  per gli occhiali, il
cappello floscio di Milou', un braccialetto, due anelli, due orecchini, il
vocabolarietto tascabile turco-inglese, i documenti della macchina, la
mappa e il lonely planet sui quali tutti e su di me come un tornado
soffia il vento forte dell'aria condizionata, male ho vissuto oggi quasi
arrabbiato e indisposto e speranzato, questo forse il problema: chi mi
aspetta? chi conta su di me? e chi mi ama e chi mi ha mai amato?  Solo
una forse e non ti basta? Ce n'e' avoglia di gente che crepa sola manco
fosse appestata, il cameriere ad esempio dal collo storto, il gobbo
di Adyaman la mamma ce l'avra' ma la ragazza ce l'ha?  Una da
sposare, quale che sia, un'orfana, una nana, una puttana e l'amera'?
Gira e rigira purtroppo vedi solo raramente esco dal cerchio forte
della mia malnata predisposizione alla solitudine e alla morte!

 

 

 

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