TERRA MATTA CAPITOLO QUARTO
La battaglia del Piave more..
TERRA MATTA CHAPTER FOUR
The battle of the Piave River more..
Nato a Chiaramonte Gulfi, Ragusa, il 25 luglio 1949. Dal 1987 vive a Sydney, Australia, dove probabilmente morira'.
Added: 11-07-10
Non ho luce per leggere stasera, s'e' fulminata
la lampadina dell'abatjour, e' ancora giorno
per fortuna e volendo potrei anche leggere al
lume della luna, avec petit dejeuner? chiede la
ragazza carina dolce e rosa come una ciliegia
oui sava' e je regle tudesuit rispondo e pago
con la mastercard, Parigi gia' bello e dimenticato,
a Port Saint Cloud c'e' stato una specie d'axidant
insignificant col libico di Bengasi che guida taxi
da 15 anni, Gheddafi mon maitre, oui Gheddafi
inshallah, arabo riccio bello massiccio chissa'
quanti figli avra' e quante mogli, Gonzalo non
e' venuto, e' rimasto a Digione per affari di
famiglia m'ha fatto sapere, che m'importa
i 400 euro me li porta lui o a un'altro l'e'
l'istess per me, il cess pero' non funziona,
nemmeno la doccia e questo bisogna dirlo,
il libico s'e' caricata la valigia pesante sulle
spalle come fosse uno scatolone di tonno o di
alici sottolio, giu' per le scale a rotta di collo,
io dietro con la valigia piccola che a momenti
cadevo, le scale rigide e strette di Rue Royer
Collard, tutta in calata fino a Gay Lussac, la
boulangerie all'angolo non ancora aperta, coi
panini, i bomboloni e le torte di mele, due cani
col cappotto provano a pisciare sulla saracinesca,
il piu' piccolo ha tre gambe, lucky boy, non ha
bisogno neanche di alzare la gamba per pisciare,
la Clio Estate viaggia come un treno e consuma
poco, 450 chilo' fino a Belfort, poi dalle parti
del Ballon d'Alsace l'albergo, ussari e dragoni
in fila a guardare il Reno dall'altra parte e la
terra dei fritz nebbiosa come una chimera
Vaduz che posto e' stato, nulla, San Valentino
alla Muta e le sue lunghe scampanate mi ricordano
piuttosto Roncegno dove mia padre alla fine
della guerra guardava un nero uccellaccio attorno
al campanile del paese nell'aria tersa e netta del
4 novembre 1918 giornata che gli italiani mai
possono dimenticare diceva e che invece non
solo hanno dimenticato ma addirittura ormai
ci sputano anche sopra, vergogna! per me e
i figli dei miei figli che non ho mai avuto o
quelli dei miei fratelli o dei miei amici o dei
miei conoscenti! sono appena passate le sette
e' quasi ora di dormire, ho sonno, accanto al
letto il bucket e' pronto per pisciare quando
mi sveglio, vuoldire circa ogni due ore, una
felicita' nuova mi scorre nelle vene, esisto,
vedo sento guido giro mi fermo mangio
piscio dormo riparto, fara' freddo stanotte
i prati s'ammolleranno di rugiada, c'e' ancora
qualche chiazza di neve sul monte qua' davanti,
le baite, la teleferica, i pini, la cima innevata
friggono di moribonda luce nelle prime ombre
della sera come tanti sofficini findus
Che schifo Asiago grigia di pioggia e fango
e neve di trincea, nei buchi sotto il ghiaccio
giocando a scopa con Enrico il milanese
morto poi a Montefiore con un pezzo di
granata nella pancia, cos'e' questo Valbella
paese o montagna? monte! monte! Monte
Valbella m'assicura l'albergatore giovane
alto leghista che non fa piu' il tifo per il
Lanerossi Vicenza ma per il Milan di
Berlusconi, e lo Schio footbal club? Niente
non risponde, litiga con la moglie lui per
via di quel figlio scemo che hanno e che
non sa dove cazzo sbattere quando sta al
bar che gli e' venuto l'esaurimento nervoso
che quanto prima prende un'accetta e li
ammazza a tutti quanti e poi s'ammazza
lui, che fa una strage quanto e' vero Dio,
e' incazzato forte adesso e se ne sta tutto
teso dietro al bancone come una corda
di chitarra che se qualcuno lo pizzica
vedrai che musica maestro, che non
gli posso nemmeno chiedere un bicchiere
per la camera seno' mi sputa in faccia,
che avrei una Peroni Nastro Azzurro
stasera da scolarmi in pace alla salute del
mio ritrovato nomadismo di monaco
errante, che ho provato gioia pura
stamattina col sole a scalare cima
non so cosa sopra San Martino di Castrozza
su per il Passo Rolle con le pale davanti
delle Dolomiti e la neve e le nuvole che ero
tutto allegro e colorato davvero che sembravo
il Giro d'Italia e anche ora che piove e guardo
il culo grigio del cielo oltre la finestra e sorrido
pensando alla rotonda asfissia della vita e a
come si sopporta di vivere sottoterra senza
respirare e poi all'improvviso spuntar fuori
di nuovo come un bucaneve sui prati o come
un'edelwais, o i fiori di pesco che so io o
d'albicocco che illuminavano le strade del
Trentino stamattina che forse dopotutto si
tratta soltanto di mele, le famose mele del
Trentino appunto, passato lo strano campanile
che emerge solitario dal fondo d'un lago artificiale,
che Mussolini dice ha cacciato via gli abitanti ,
sporchi altoatesini, crucchi, gentaglia, ebrei tirolesi,
immondizia franata a valle dal Passo Resia, che poi
quest'Italia non si chiama piu' Italia ma Padania
ne' tedeschi ne' Italiani, Bossisti in una parola
come l'albergatore di Asiago col figlio deficiente
e che tifava una volta per il Lanerossi Vicenza
due giorni dopo sono gia' preda della italica
tristezza sonnolenta della pianura bolognese
dell'intera penisola sdraiata lunga e salata sul
corpo della mia vita di baccala' nevrastenico
smorto sono infatti come se m'avessero cavato
un dente, pestato un piede malamente, dato un
pugno in un occhio, ammaccato il naso, il cuore
schiacciato sotto un sasso enorme, spleen insomma
Baudeleriano, straniamento, il mio solito mal di vita
che altri chiamano malinconia, simile in qualche modo
al mal d'amore dei poeti petrarcheschi, una cosa che mi porto
appresso da sempre come una palla al piede, forzato
dalla minchia rigida e frigida come quella dei morti
una specie di dandy va, di quelli che se ne vedono
sempre meno in giro, estinti forse, che ne ho visto
uno stamattina che mi sembrava un miracolo di
sopravvivenza, vecchio, con una farfalla rossa
al posto della cravatta e la punta d'un fazzoletto
rosso che gli usciva dal taschino dalla giacca,
andava per libri immagino dato che si fermava
alle vetrine di Zanichello e di questo e di quello
che cominciai a seguirlo da sotto al Pavaglione
fino a Piazza Galvani che poi come fu come non
fu scomparve dietro la statua e non lo vidi piu'
Dev'essere questa casa, questa stanza, dove nacque
e crebbe e s'ingrosso' il tumore della mia cancrena
maturata tra i libri e la cultura morta che ingoiavo
a fette intere, veleno travestito da dolce al pistacchio,
ho rivisto anche Kemal il turco, sempre piccolo,
sempre con la barba, sempre idealista, sempre
comunista, ha vissuto per anni nella Corea del Nord,
ora va sempre a Cuba, sempre ingegniere agricolo,
Fidel e' grande, Fidel e' unico, e la gente e' con lui,
diceva, credimi Giovanni, a Cuba nessuno riesce a
guadagnare piu' di 15 dollari al mese, nemmeno
un ministro, medico o spazzino e' la stessa cosa,
non c'e' corruzione, credimi, o poca, e punita
peggio dell'omicidio, prendevamo un caffe' al
bar, che pagavo io perche' Kemal ha pochi soldi
e vive con altri in un casolare in affitto a dieci
chilometri dal centro, lui cappuccino io acqua
tonica, ci siamo baciati nel lasciarci, non lo
vedevo da 29 anni, e ci siamo detti: VIVA FIDEL!
Un bicchiere di Prosecco, un pezzo di garlic bread
sloveno, una fetta rimasta di sbrisolona veronese,
cosi mangio stasera in una zimmer di Postumia
col sole che piomba all'improvviso nella stanza come
una coltellata, e' terroso il mio cuore come una radice
appena estratta dal sottosuolo, un tartufo, un ginger,
domani saro' pulito e cucinato come una patata lessa,
era quasi bella mia nipote stamattina dentro quel suo
impermeabile leggero, i soliti capelli gitani a cascata
sulle spalle, carina a Udine in mezzo a palazzi merlati
grigi carsici friulani, ieri sera ammiravo l'Inter liquidare
il Barcellona nell'altrimenti triste Bologna piu'
il Pignoletto of course che e' lo stesso del Prosecco
frizzante di bollicine e allegro come un cagnolino
a passeggio, frizzante e bianco anche quello dei due
vecchi della Pina di Punta Sabbioni che lei ha avuto
uno stroke ma gli amici la vengono lo stesso a trovare,
lei vedova del Dino che l'era vacca a vent'anni e vacca
forse e' rimasta a sessanta e passa, che poi ha le case
e chissa' gli amici non ci facciano pure un pensierino,
leghista sfegatata la Pina, abita quasi davanti allo
attracco dei vaporetti, che i maledetti albanesi del
parcheggio, o cosaltro sono che dio li stramaledica,
non fanno piu' passare nessuno sti mongoli e cosi
chi li vede piu' i turisti, demofascista veneta
da sempre la Pina, niente Resistenza dalle sue parti,
il padre parroco soltanto e le smargiassate degli amici
che straparlano in mezzo al vino tra risate e motteggi
incomprensibili, zente allegra dice la Pina poi mi fa:
in sti doi ziorn la sua signora mica l'ho vista sa!
Lesto lesto io che intanto ho infilato le valige nel
portapacchi come due supposte via che parto che
alla Barbara la Pina le ha gia' detto aufidensen dato
che lei parla appena solo un poco di tedesco...
Terra di morti viventi la Serbia, di zombi incazzati
col mondo che s'e' dimenticato di loro dopo aver
bombardato tutti i ponti sulla Sava e ora col dinaro
ti ci puoi solo asciugare il culo che al supermercato
compri un chilo di limoni con sedici centesimi di
Euro, tutto scritto poi in cirillico che non si capisce
un cazzo, soli jugoslavi rimasti questi gotici figli
della Slavonia, barbari coi capelli lunghi impomatati
di grasso di pecora, che con le asce bipenni una volta
scorticavano i nemici ci cavavano gli occhi e li
mescolavano nella zuppa per i cani, peggio dei turchi
insomma che ammonticchiavano soltanto teschi lungo
il distretto della Nisava come tante innocenti pedine
da dama, cacciati via persino da Vucovar, remember
Vucovar di quella merda di Croati fascisti e ustascia
antitaliani che sono invece ritornati alle corone di
Francesco Giuseppe, di questo parere il padrone
dell'hotel di Cuprija hotel dimesso ex granhotel per
vip con la piscina ora secca e gli stucchi screpolati e
le scalinate di marmo e di granito 13 euro a persona
colazione inclusa a base di yogurt Mileram e uova
fritte col bacon locale che fa vomitare che poi ho
dormito tra l'altro malissimo stanotte con l'imbottita
che stavo morendo dal caldo e mi sono svegliato tutto
sudato e ho letto per delle ore di Mathieu e di Marcelle
e di lei che deve abortire e di Ivich e di Boris il suo
fratellino giovane e bello come un ballerino...
Site by C8C