TERRA MATTA CAPITOLO QUARTO
La battaglia del Piave more..
TERRA MATTA CHAPTER FOUR
The battle of the Piave River more..
Nato a Chiaramonte Gulfi, Ragusa, il 25 luglio 1949. Dal 1987 vive a Sydney, Australia, dove probabilmente morira'.
Added: 11-07-10
I like when suddenly things appear different
il mondo che si capovolge
like sostituire per esempio Boyce Street
con una strada di Parigi, Royer Collard mettiamo,
una piccola stradina per carri da fieno vicino
al Pantheon dove due negrette vendono
crepes e sandwuic agli studenti della Sorbona
con lattuga pomodoro formaggio puzzolente e
prosciutto cotto che uno se ne sta sul marciapiede
con un sorriso in faccia da cretino fermo a guardare
les mats delacite' e toutcequitefaitreverd'eternite'
i tetti voglio dire dove fanno il nido i piccioni caconi
del Lussemburgo e altri come i passeri uccelli
internazionali notori collezionisti di molliche,
zingari e ladri, sotto e sopra i tavolini dei bar
anche a Melbourne, Lygon Street, in un tiepido
piovoso inverno australe, cacciatori di remnants
of all sort di croissants di torte al formaggio,
sopra i piatti sporchi con le posate al centro, ai piedi
di bicchieri mezzi pieni, nelle tazze con qualche cicca
di sigaretta ancora fumante, tavolini all'aperto
s'intende d'un altro quartiere latino. la little Italy
degli antipodi, del mondo capovolto, or sideway,
reclinato su un fianco, pancia a bocconi, disteso
senza risvolti in questa fine dei tempi moderni
perlomeno agli occhi miei che non mi fa certo
paura la verita' per quanto atroce possa sembrare
che poi siccome i morti non parlano e quel poco
di me che resta ancora vivo va svolacchiando di
qua' di la' come una vespa impazzita, che posso
dire io degli altri e di me, del tempo vuoto di
quando non oso o del tempo pieno di quando
m'intesto a giocare ancora l'azzardo della vita?
Una delle negrette ha una spazio largo tra i denti
biancolatte e piatti che sembrano pale per spalare
la neve, l'altra le si vede la spaccatura dei seni nella
camicetta, passaggio stretto e delicato tra i monti
buono per gli agguati o le fotografie dei turisti a
caccia di facili scenografie, bonbons, crepes, jesepa'
la zingarella scalza che forse si finge sordomuta e
a segni domanda due euro, mais pourquoi two?
one not enough? non risponde, e' muta e sorda,
due euro OK, il tutto davanti alla fontana di San
Michele Arcangelo, Saint Germaine, lei la piccola
Santa Genevieve, Santa Ninfa, vicino a Trapani
salina dove ando' mio fratello per il terremoto con
un camion pieno di sedie del Movimento Sociale,
i terremotati dovevano pur sedere da qualche parte,
anche materassi c'erano e coperte a dire la verita'
ma la maggioranza erano sedie, del tipo che una
volta s'affittavano alla Matrice per vedere il cinema
in Piazza, il telone steso dalla societa' Umberto Primo
fino al Caffe' Roma, la catena di montaggio
dei pomodori pelati Cirio e la settimana Incom
con Piazza San Pietro e gli ultimi giorni di Papa Pacelli,
lo scambio di cuzzate tra gli esperti giocatori di Lapone
arrivati freschi freschi dal negozio di don Peppino
Vargetto con in faccia l'ultima maschera di Carnevale
Chiaramonte-Parigi non e' forse la stessa cosa
quartieri, cortili, vicoli e chiese, case diroccate
e case in costruzione, parole che sono ormai fiato
sprecato come coperti da un rullare di lavatrice,
istruzioni per l'uso, regolamenti, contratti, e anche
qua' bisogna stare attenti perche' non sempre il testo e'
chiarissimo, si equivoca facilmente e nasce presto
lo sgomento, la paura, la rabbia persino, cosa vogliono
esattamente da me questi simboli oscuri, figurazioni
immobili d'una realta' instabile e insicura, insufficienti
da sempre a dare un senso preciso al pezzo di mondo
che mi circonda, riusciranno in qualche modo a far
sopravvivere le cose, gli eventi, le persone che
gia' non esistono piu'?
Ma guarda tu come sei quando t'arrabbi, quando
facciamo l'amore, quando parliamo pornografico,
che culo unico che hai e come sei puttana e io come
sono? ridicolo nevvero e cosa ne pensano gli altri?
ci pensano a noi? che dicono tra loro di noi e nella
loro testa? forse non ci guardano, forse nemmeno
ci vedono, indifferenti, le uova stanno bollendo,
bollono, si sentono bollire, gli esce il bianco dalle
budella e poi c'e' anche lo yougurt greco comprato
al supermercato Monoprix di Rue des Ecoles
Un negro entra nel chiosco toilette acces gratuit
di Place Saint Pierre, ha appena finito di scaricare
una balla di vestiti nel negozio di vestiti chiamato
marche' Saint Pierre, sciogliera' la merda alta un
palmo con la sua pisciazza o ci aggiungera' altra
merda semplicemente? ma c'e' il flush, il flush
automatico e si sente lo sciacquone mentre esce
aggiustandosi perbene lo zip dei pantaloni...
fa un freddo cane e il sole anemico accende sette
gradi sul tabellone della mairie Saint Pierre, il vento
del Nord che soffia dalla gare de l'Est impatta contro
il Sacro Cuore bianco come l'inverno non ancora
finito, fa girare il carosello dei bambini di Monmartre
dalle voci acidule e divertite, imbottiti nei giubboni
colorati. sacchi e zainetti accanto alle mamme, toddlers
persino, come a Cabramatta, dall'altra parte del
pianeta dove il sole brucia sul serio, anche d'inverno,
qua' non ci fa nemmeno la barba agli alberi spogli,
agli abbaini che se ne stanno sui tetti come gufi
paralizzati, gli occhi puntati sul passante, turista
dei miei coglioni intento a prendere foto del nulla
a quest'europa moribonda, intirizzita, ale' ale'
andiamo via, alziamo le chiappe e
torniamo a casa che esiste come esiste il vento
di quel monaco dell'Horla qui deracine les arbres
souleve la mer en montagnes d'eau, qui siffle, qui
gemit, qui mugit, l'avez-vous vu, et pouvez-vous
le voir? Il existe pourtant...
Al baloon maker del Palace Royal col suo triangolo
di corda e il secchio d'acqua saponata potremmo
forse affidare il bambinello ingenuo che saltella
di gioia inseguendo le sue palle vagabonde...
Al mercato pulcioso di Port de Glignancourt nauseante
come una massa di mosche sulla carne marcia d'una
fresca carogna ci arrivo direttamente con l'85, capolinea
proprio in fondo alla mia strada, di la' da Gay-Lussac
chimico o fisico di riguardo, scienziato insigne, i piedi
pero' mi fanno male, rossi sono e sanguinanti come un
pomodoro schiacciato, si proprio cose elementari espresse
in maniera elementare cosi come vengono senza troppa
intelligenza e senza forma, vivi vivi come pesci appena
pescati ballonzolanti in cima a un filo o sul pavimento
della barca, il sole e' meno anemico oggi a Parigi, biondo
vestito come la primavera fanciulla che sale sull'85 con un
maglione tricotet addosso a collo alto tipo quelli fatti
a mano d'una volta dalle madri o dalle fidanzate per
Giuseppe partito a fa' il soldato, scende al Pont Neuf
vergine e bella come una ceramica d'un Della Robbia
ne vedi una cosi e sembra che non sia possibile trovarne
una piu' bella, that's it, questa e', questa il sogno, Tess
dei D'Auberville, l'unico e irripetibile ritratto dell'amore
La Primavera di Parigi accarezza le dalie nel cortiletto
stretto di Royer Collard mentre la bambina scema non
molla la chiave e piange e non la vuole dare e la stringe
forte forte con la sua manina come fosse un uccello da
strozzare, il portone si chiude da solo dietro le spalle
delle negrette delle crepsusette, volevo guardare qualcosa
su internet ma mi sono dimenticato cosa, ho il voltastomaco
e i piedi mi fanno male, ho tanto camminato dopo aver
mangiato una schifezza di torta caramellata con una
tazza di cioccolato aspettando l'autobus 85 che arriva
proprio a Gay-Lussac ma oggi e' domenica per cui s'e'
fermato alla Marie del diciottesimo e ho dovuto farmela
a piedi fino alla gare Saint Lazare, ho camminato tanto
come un cane, prenez le metro dice l'autista, prenez sti
coglioni dico io, non mi va a me di girare su e giu' per
scale e scalette e corridoi puzzolenti di piscio e il cambio
micidiale a Chatelet-Les Halles per il RER B, tanto vale
camminare fino a farsi sanguinare i piedi come San Sebastiano
o Gesu' inchiodato, stanco adesso volevo guardare qualcosa
su internet ma mi sono dimenticato cosa mentre la piccola
primavera scema di Parigi stringe tra le mani la chiave
del portone come fosse un'irondella da stritolare...
La primavera nella citta' dell'amour, la primavera dell' 81
a Milano che giravo per il Parco Sempione con le mani
in tasca come un fallito, ho sbagliato tutto, sbagliato tutto
mi continuavo a dire e ripetevo le ragioni per le quali cio'
che mi succedeva mi doveva succedere necessariamente
che me l'avevano detto tante volte ma io non ci avevo
voluto credere mai, non c'era a quel punto altro da fare che
continuare caparbiamente sotto la pioggia fino al primo
riparo, l'amore doveva aspettare e alla morte non ci pensavo,
l'amore purtroppo che e' sempre piu' fuori di mano
unlike morire che e' sempre piu' meno lontano
che la vedo la morte camminarmi davanti e la desidero
a volte quasi fosse una bella ragazza,
stendermi con lei sull'erba della via, abbandonarmi nel suo abbraccio
eterno con lo zero e il niente della mia poesia...
Dopo una cena a base di piselli e camembert, un bicchiere di vino
bianco, un capitolo dell'Age de Raison e due odi elementari
di Neruda, un'imballata al feticcio congolese di chiodi e legno
comprato oggi al mercato di Port de Vanves,
un'occhiata alla mappa di Parigi per calcolare quanto c'e'
dal Museo Guimet a San Germain des Pres,
dopo tutte ste cosette minime e imperfette
stanco turista sonnolento mi prendo due melatonina
una mezza aspirina e m'addormento
E' vero e' vero non l'ho ancora capito chi sono, where
i stand, mi accetto perche' non posso fare altrimenti ma
cazzo la curiosita' ce l'ho di misurarmi sul serio, quanto
peso e quanto valgo, non molto comunque temo proprio,
mi sembra proprio di stare nel mezzo della gente, con
tanti ammucchiati di sopra e altrettanti di sotto, e di lato
anche simili a me, chi piu' tronfio, chi piu' modesto, una
fila interminabile d'eguali che gira tutt'attorno alla terra
come un equatore, e i morti d'epoche passate e i nati
nel futuro dove li mettiamo, tutti i presuntuosi e gli
arroganti che gridano e si scalmanano nella nebbia
per farsi notare, come mentire ancora agli altri e a
se stesso, come farsi ancora imbrogliare, e' tutto
talmente chiaro, messi in castigo come per aver detto
parolacce rimaniamo in maggioranza nell'angolo
piu' oscuro del giardino tranne quei pochi che in un
giorno di sole splendono brevemente nei fossi
come rosolacci
Eccomi finalmente sotto il ferrame organizzato
della Tour Eiffel, tra lamiere e scale e archi e gruppi
di ragazzi in gita che premono alle casse per salire
la' haut, in alto, lao', aout, neanche fosse il mese d'agosto,
il busy Termidoro. fino a dove il vento spande intere
le sue ali d'avvoltoio, misty today, un albero contorto
tipo un boab del NT, i soldatini col mitra, enfant de
l'Algerie pronti a proteggere la patria matrigna dalle
bizzarrie del terrorismo, scarponi grossi che un debole
sole ricama e trapunta di cartilagini metalliche, 15
euro per salire su questo cazzo ferroso, il linga, il
pennone, il capolavoro della paternita' o dieci o otto
dipende se fino al secondo o al terzo piano, la bestia
con quattro zampacce sporche piantate sull'asfalto, la fila
aumenta, s'ingrossa, s'infittisce attorno al pachiderma
grigio senz'anima ne' faccia ne' culo ne' proboscide
what you think of this mostruosity? ho chiesto a uno,
I love it m'ha detto, it is our mother, our petite maman,
petit sto cazzo, gli credo pero' perche' ha le lacrime agli
occhi, je sais pas risponde invece il negretto che vende
torri dorate a cinque pezzi per un euro, ne ha anche di
misure piu' grosse nella borsa, voulez voir, anche da
cinque euro al pezzo, anche da dieci, ha una specie
di montgomery col cappuccio in testa per il freddo,
e' qui dalle sette di stamattina, ma di colpo arrivano
le zingarelle a sciami di sette e otto, con le mamme
grasse sullo sfondo, gonne colorate e immensi
foulards per nascondere la refurtiva, meglio andare
subito al Museo Guimet, due fermate soltanto,
Trocadero poi Iena, allontaniamoci da queste
assurde zampe d'acciao, pilliers li chiamano: Nord,
Sud, come i punti cardinali, cessi purtroppo da nessuna
parte e il piede non so fino a che punto dura, ho una
specie di cancrena al dito mignolo che m'ammazza
dal male, formica zoppa a passeggio sul lungo
Senna bisognosa di pisciare e d'un caffelatte
m'infilo immediatamente al caffe' Le Castelet...
Cantano poco ormai i passeggeri sul treno della mia
vita che scorre piatto nelle praterie desolate della
sessantina come un ferro da stiro, scorreggiano piuttosto
e borbottano frasi oscene o come barboni s'accappottano
in un angolo nell'attesa del controllore...
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