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Selected Story Item

Da Primo Canto: COI GATTI E CON LA RIMA

 

 

1

 

Comincio un’altra volta il poema

di pasta miele e veleno

che mi gira in testa come un treno

da quando avanzavo in bella mostra

sul basolato della piazza

o sul palchetto della giostra salivo

o sul go-kart

coi pugni in tasca ancora

ad ascoltare e dire

qualcosa sulla vita

anche se somiglia alla paura

o non corrisponde a verita’

anche se solo a caso a volte

va a impigliarsi

tra i cespugli di rose

 

Come un fiume naturale e basso

e misterioso

un piccolo fiume di paese

che s’ingrotta tra le rocce e l’erba

e sprizza all’improvviso

come una fontana

vorrei cantare la maturita’

l’epoca nuova

il perdono

l’accorciarsi e l’aprirsi della via

la tolleranza

l’orgogliosa accettazione

della mia tanto unica

tanto ordinaria condizione

 

Cambiare intanto e’ diventato

un po’ come morire

col rosso cane addormentato

sulla soglia della casa colonica

pronto sempre a ululare

della sua Italia lontana

e scriteriata

senza padre ne’ madre

ne’ sorelle

povera poi e ridicola

2

 

sola sotto il tavolo

posata

come una buccia di banana

abbandonata

 

Sydney silenziosa

e accogliente

citta’ d’acque e di foglie

s’arrossa invece

e mi fa suo

the sicilian

che bestemmiava

ricordo come un cane

an old sicilian dog

who was moving in here 20 years ago

senza piu’ voglia di nothing

stanco e accanazzato

laggiu’ c’e’ sempre il sole

in Australia dicevano

e ci sono andato

 

I tetti delle case

di cristallo gli acciai della City

li vidi subito dall’alto dell’aereo

luccicanti come specchi

abbagliavano come lampadari accesi

finally mi dissi

qua’ ci sono gia’ stato e qua’ rimango

la mia hostes era racchia

aveva la coda di cavallo

i denti da vecchia giumenta

portata al macello

sentenziavo come al solito

piccoli pensieri osceni

saltellavano

sulla padella della mente

come caldarroste

 

I deserve to be spit on

o spat o sput

off out about on top

3

 

speaking english

proprio like un cesso

a sort of monkey I am

a baboon

a sicilian makako

me lo vuoi vedere il culo

darling? E’ rosso te lo giuro!

O e’ il cazzo, il cazzo che tu

preferisci vedere?

What a noughty girl you are

What a noughty boy I am!

 

Solo e superficiale

pattinavo sul ghiaccio

sul terrazzino di Queen Street

sdraiato sul marmo

ascoltavo la pioggia e gli opossums

mi venivano a trovare

silenzio per la strada

il telefono tace

e’ buio e’ penombra ma non piango

esisto per modo di dire

non ficco non parlo non progetto

parole si stendono ad asciugare

in italiano in latino in francese

in arabo in inglese

scorrono irripetibili

fluttuano

garzonello ormai maturo

ma senza soldi

spoglio nudo esule lontano

mia moglie non mi caca da tempo

bucce della banana mangiata

a mezzogiorno

vado avanti procedo

quel matto d’italiano

che abita in quella casa

meglio dargli corda

non contraddirlo

ok, ok, my friend

i take your word non agitarti

4

 

lo vuoi un valium?

Mi sfascero’ la mano

a scrivere sta pugnetta

appena incominciata

da buttare nella spazzatura

una lava nera di merda che avanza

sulla terra bianca del foglio

del vuoto ho fatto un pieno

riempio il nulla

il tempo passa comunque

cosa voglio? cosa cerco ancora?

 

 

un’altra capanna

ai margini del bosco

gli uccelli sono qui’ e gli alberi

e la foresta e il vento

ma dove sono gli altri?

Gli occhi lacrimano da soli

tamam tamam cardash arcadash

la sappiamo sta storia

smorza li, taci, aggiustati

i pantaloni che hanno un buco

nel culo grande quanto una pala

di ficodindia

non ci rompere i coglioni

sappiamo vediamo

ti conosciamo da un pezzo

la doxa la polizia segreta la duma

la GBG con tanto di Kappa

la esseesse

di te traboccano gli scaffali

del nostro archivio

note schede faldoni foldi

foto di profilo di fronte

una goccia del tuo sangue

di torturato la teniamo ancora

nel laboratorio in un’ampolla di vetro

sei dappertutto e ti abbiamo fatto

un segno attorno col lapis

per non farti scappare

5

 

la donna delle pulizie non s’e’

ancora fatta capace

glielo abbiamo dovuto dir noi

con il dovuto riguardo:

giragli attorno con lo strofinaccio

senza toccarlo…

era una ceca

col fazzoletto sui capelli

una della repubblica ceca

che allora si chiamava ancora

Cecoslovacchia

aveva un numero sul braccio

di quelle morte anche prima

di cominciare ho pensato

come a dire da Treblinga c’era

passata anche lei e cosi le hanno

dato il posto

poi scopro che non e’ nemmeno

ebrea, che si trova qua’ per caso

ogni tanto si porta in ufficio

la piu’ piccola delle figlie

e la fa giocare coi cestini

della carta straccia

fa gli aeroplanini e li lancia

dal balcone

verso la citta’ piena di polvere

pollution

orizzonte grigio nebbioso

ma e’ questa la Sydney

sunshine seven to seven?

 

Mi c'inginocchio davanti

potrebbe essere lei dopotutto

la mia nuova amante

le lecco la mano tatuata

il braccio

questo e’ il massimo che mi concede

la bambina gioca

non c’e’ rumore non c’e’ suono

nella casa nel mondo

e’ giovedi e’ maggio e’ giugno

6

 

stamattina e’ piovuto di nuovo

nuvole montagne di nuvole e pioggia

ho dovuto mettere il bucato nella drier

l’asciugatrice la bambina dorme

leccami se vuoi, le foglie nel cortile

devo spazzare quanto prima

e’ autunno qua’ lo sai cadono

le foglie, il cancello poi che da' sulla

lane quello non chiude piu’

lo sai riparare tu? Il fondo e’ marcio

Phil, Greg, s’e’ intascato 400 dollari

per fare il lavoro e non ha fatto

un cazzo

il builder, ci ho messo due mesi

per mettere da parte i soldi

Sta bene cosi

ci vediamo la prossima volta!

 

Andavo alla deriva per ore

me ne stavo posato sul muretto

della vasca di Martin Place

come un colombo assetato

toccavo pagavo perdevo tempo

suonavano le campane di Saint Mary

i sogni, dio, m’inseguivano

come un ladro che avesse rubato

un portafoglio

l’amore tuttavia non riuscivo a trovarlo

spesso mi mancava il respiro

mangiando latte e biscotti

davanti alla televisione

o cercando puttane

su e giu per William street

sotto il cartellone della Coca

in cima a King Cross

incontrai Tim o Tina il travestito

che si faceva crescere il seno

a forza d’iniezioni e aveva

i capezzoli scuri e rotondi

e duri come teste di chiodo

a casa sua vidi piu’ volte l’alba

7

 

spuntare sopra il promontorio

di Darling Point

simile a una cavalla dissanguata

 

mi odio, mi odio, mi diceva

la mia natura, il mio passato

i miei errori, odio tutto di me,

la mia personalita’ malsana,

la nuova zelanda, mia madre,

mio padre, mio fratello,

odio tutto e tutti

con tutte le mie forze

non c’e’ nulla da nessuna parte

il vento sbatteva intanto

le piccole imposte aperte

sul silenzio della strada

in cucina te’ di menta e limone

per consolarlo gli raccontavo di me

e dell’Italia

d’un paese fascista popolato

di preti, vescovi e cardinali

un paese dove ancora

li squartano agli omosessuali

 

Insieme come pipistrelli

ce ne stavamo a testa allingiu’

appesi ai fili della luce

come carcasse rotolavamo

nei vicoli degli angiporti

d’antiche citta’ di mare

Montevideo Genova Macao

al tropico, all’equatore

lui intricati disegni Maori

io madonne tracciavo

con la punta della mia matita

sono brutto, sempre stato brutto

chi mi vuole a me?

Per questo andavo bighellonando

invece di andare a scuola

studiare per che cosa? Per la vita?

Quale vita? L’universita’, il futuro

8

 

cazzate, inutilita’, astrazioni che

non servono a nulla, che paralizzano

i coglioni, dio non esiste, alle donne

non interessa il mio vecchio trombone

intasato, il mio cuore secco,

un deserto la mia vita, sempre stata cosi

solo, marcio, riesco a vivere solo a sprazzi

angusto, ottuso, tarlato dagli acidi,

lungo e molle come un verme, hai

presente la tenia? La mia testa non gira

non scuote piu’ cimbali, timpani, zampogne

sonagli, campanelle, pendenti di cristalli

gocce di lampadari hai presente

la mia testa e’ stuffed, sporca

come un bidone della spazzatura

 

Procedevano i giorni come porci sazi

brucavo in negozio rimanenze e sterpi

mi sentivo qualcuno che avendo visto

troppo della vita voleva praticamente

dormirsi in pace l’ultima parte

gli occhi pero’ mi facevano male

non facevo che strofinarli col dorso

della mano, non so cos’ho

strained eyes, un’altra ancora

delle mie pazzie, mi metto il cazzo

in culo da solo e mi spunta dall’altra

parte, si tratta forse della mia stessa

minchia? Vuoi vedere che anche qui

finisco per rinchiudermi nella bottiglia

di profumo vuota che fu mia madre

facendomi di nuovo snervare dal languore

acre della sua assenza interminabile?!

 

Non vale pero’ la pena di morire

i nervi degli occhi consunti lisi stanchi

devo semplicemente star fermo

al mio posto that’s it…

i should switch to english now

that’s the point, jammed, rotten

la mia testa e’ spaccata i pensieri

9

 

mi colano sugli occhi e li avvelenano

that’s it I will stay here for ever

whatever the cost, ignorant pussycat i am

a pussy? Please open the door, enter,

i will be compelled, obliged, forced

to speak english for you only my love

I will spit out of my teeth true words

like water from a boiling saucepan, talking

is not like writing you know this, is different,

belongs to another sphere, another domain,

another kingdom, another circle of notions,

understand? You know what I mean?

Come in with your long dress, sort of  caffettano,

mi sembri un’araba, come along, accomodati, seat

please. If you understand me i will worship you,

i will cherish you, drink you like a cup of tea

we will share together an existence of  milk

and honey, I will be for you like a reverend

a priest, like father Christmas, like Jesus Crist

 

vaneggiavo spesso cosi, like a drunkard,

borracho atanasio vescovo di cipro alle 18

e 25 d’un giorno qualsiasi, esausto d’aspettare

gli occhi in fiamme per non so ancora quale

oscura malattia, soldi bramando e tremulo

in my light cotton dress , nacked almost

like a piece of toilet paper floating in the dark

nell’aria, finto uccello, domestic bird, sergeant

duck without a pedegree, pajaro, pipistrello nero

sbattevo contro il muro, against the wall uno

due tre volte, finche’ trapassato da uno schidione,

a stick of metal , un lungo fildiferro pizzuto,

cadevo come morto sul letto sfatto della mia

stanzetta, blood everywhere…

 

Run into the cabinet for some band-aid

some sticky tape, garza, cotton wool,

dettol, spirito, alcool to medicate my wound

la mia ferita immensa, agony, collapse

of my mind, only because of questi miei

occhi che non funzionano, attore girovago

10

 

c’e’ poco da fare, to hell, all’inferno

le mie lamentosita’ di selfish bastardo

piene soltanto del solito laido canto

of myself!

 

Per fortuna c’era Bernard che aveva 70

serpenti e li teneva tutti in casa, un goanna

tre tartarughe e una grossa anaconda

non li poteva lasciare a nessuno e per questo

non andava mai in vacanza, non viaggiava

mai. i suoi soldi li spendeva tutti in topolini

vivi e lattughe e verduracce strane. Amava

anche l’Opera, Gigli, Di Stefano, Corelli,

l’arte Indiana e i Budda di bronzo.

 

C’era anche la moglie di Dominique che

aspettava la figlia di ritorno dalla scuola

una scolaretta con un’immensa cartella

sulle spalle, aveva la sua stanza da sola

coi posters, le stelline, secca secca voleva

fare l’attrice o la modella, Dominique un

druido che abbaiava sempre addosso

alla moglie come un cane arrabbiato.

Warm enough? Diceva lei, C’erano gia’

le prime zanzare, Did you get to him?

urlava lui … to whom?… to him, idiot!

hopeless! hopeless! She is thick mate

as thick as a plank of wood!

 

Gli italiani li guardavo passeggiare come

vecchi gabbiani sulle sponde di Iron Cove,

ad Haberfield, a Rodd Point, a Lilyfield

Park, siculi, calabri, l’inglese appiccicato

addosso con lo sputo, il poker teresina

insieme a Santo Ardagna elettricista di

Paceco a Toni Frutta e Verdura a Pippo

Tripodi che viveva in una topaia e aveva

la moglie sempre incinta, la cazzalora

incrasciata di sugo, ficca sempre il

bastardo ficca e intanto gioca e ai suoi

figli li fa crepare di fame, col muorbu

11

 

che gli cola sempre dal naso, a certi tipi

li dovrebbere buttare nel pozzo appena

nati, sporchi, lazzaroni, razza lurda e

fetente… qua’ invece il governo li

mantiene e gli da il sussidio della

disoccupazione e bravo! gli dice,

mangia a sbafo, divertiti, non ci pensare

alla famiglia che si vive una volta sola!

 

Io non mi lamentavo piu’ per fortuna,

non m’interessava, non m’importava se

il mondo a modo suo di nuovo rotolava

verso un milione di baratri, l’Europa

lontana, travagliata, sommersa, l’Italia,

la mia Sicilia persa sempre piu’ disperata

costruisco forse un castello coi fiammiferi

o gli stecchini per i denti in un posto morto,

troppo fuori di mano, una tazza di brodo

che si raffredda la mia vita, strusciandomi

pensavo tra la folla domenicale di Bondi

Beach, forse per me pero’ tuttosommato

non e’ ancora finita.

 

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17

 

Natale, le feste, assai spesso

mi piombavano addosso

come carbonella accesa

a Messina a Milano

mi ci bruciai piu’ volte la mano

ancora adesso saltello

per casa come un galletto zoppo

m’infratto in giardino

mi tappo in soffitta

nondimeno bel  bello

ogni tanto mi capita lo stesso

di scottarmi

e di gnolare

come un bambinello

offeso

costretto a ingollare

lunghe e tristi nottate 

ingurgitando collari

di pensieri asciutti come fichi

secchi, datteri o noci sbucciate

affogato in un mare

di luci sfocate

di voci lunari,

fantasma spaesato

fibrosi lacerti scartando

d’un solitario dimenticato

 

Col giorno che spunta, la vita

stanca che batte attraverso

i miei passi,

il silenzio sdrucito dell’ora,

l’edera spenta che giace

abbarbicata in fondo al mio cuore

come sul greto d’un parassita

Christmas a day like any other

Normal like a glass of water

da solo alla fine mi trovo a girare

le strade deserte di Glebe

a guardare un cielo sepolto

tra nuvole e afa a pensare

18

 

che Julie ha portato in regalo

una bottiglietta d’aceto balsamico

che la vicina di casa ieri m’ha sorriso

dalla soglia come una vecchia

puttana del bar Paradiso

 

A Tom assetato, la figlia col clarino,

il trombone che intona gingobel

Away I have been

qualcuno ha gia’ portato un bicchiere

di Prosecco e uno di Yellowgleen

Ride come un rubinetto rotto

Margaret la zitella accanto a Guido

il poeta, a Susan di Chicago, a Maria

la greca e a Stuart lo scienziato

io in strada non scendo

in strada non ci vado

io me ne sto in soffitta

dalla mia finestrella sui tetti

mi sa che butto via tutto

la mattina di Capodanno:

il cappuccio da babbo natale,

le scarpe, le sciarpe, lo specchio

Pears Soap con il ritratto ovale

d’una ragazza che ricama,

i due secchielli col girasole

della bambina Maisai,

la bambola giapponese che sembra

un samurai, il paravento di rame…

ne’ il primo e nemmeno l’ultimo diario

pero’

ne’ la gabbietta di certo per i gatti

mi capitasse mai di dover correre

dal veterinario

 

Doloroso s’e’ fatto il convincimento di non sapere nulla,

di non capire nulla, di non valere nulla, di non volere

veramente nulla, sepolto sotto questa paurosa sensazione

mi rifugio nell’atroce sottoscala d’una indifferenza frenetica,

perplessa, disperata, dove aspetto e penso alla sottovalutazione

del se’ e del mondo, all’agire, al correre quando bisognerebbe

19

 

rallentare, all’amare e al non essere amati, allo scappar via, al

nascondersi, allo svicolare, lo scomparire, il non voler essere,

ai limiti invalicabili, le insufficienze, al fatto che se tutti fossero

come mi sento io in questo momento nel mondo non ci sarebbe

piu’ speranza, saremmo doomed, condannati, morti prima ancora

di cominciare… e’ questo Natale mi dico, una festa vuota che

spruzza di pioggia le mie vesti estive in una giornata diventata

improvvisamente fredda e malata come una corsia d’ospedale

 

Sentire il tempo, la gente, le cose, il traffico, il cielo, l’esserci

insomma, il muoversi, l’incontrare, l’andare verso la stazione

anche senza prendere il treno, le 4, le cinque, le sei del mattino,

lo studente che rincasa, lo spazzino, la guardia notturna, il

lattaio bar tabacchi di via Marsala che apre sempre per primo,

le brioches fresche non ancora arrivate, la macchina del caffe

non ancora accesa, lui vecchio, la moglie giovane e procace

che spunta solo alle nove, buongiorno, un buondi Motta, una

fiesta Ferrero, per il cappuccino aspetto, il giornale non ancora,

900 lire, milleduecento, i portici naturalmente, le mura rossicce,

scrostate, dove andate stavolta? Andiamo in Persia…in Persia?!

beati voi! Tutta la notte ha piovuto, pozzanghere e riverberi

lucenti d’acqua tra le fessure dell’acciottolato, a Pavia, la mia

R4 con le ruote per meta’ sulla panchina, Santo e Roberto,

andiamo a casa, in Sicilia, siciliani al Nord, migranti, terroristi,

tra poco e’ Natale, da noi niente panettone, scacce, impanate

piuttosto, il padre, i fratelli, la madre meno importante, non fa

parte del quadro lei, lei e’ assente, lei serve ai tavoli soltanto,

pulisce e si guarda la televisione nei momenti liberi, la sorella

mai avuta, lei si che mi manca, la donna, l’amore, la ragazza

da sposare, Natale, com’ero stupido e solo anche allora

 

Capodanno, l’ultimo dell’anno sopratutto, la notte di San Silvestro,

New year Eve, nell’ottantotto m’andai a sedere da solo sul prato

a guardare i fireworks con una cartata di mortadella, 200 grammi di

stracchino, un pugno di olive schiacciate, a Woollahra nel novanta

bevevo cheap champagne Killawarra con due lesbiche indiavolate,

also tutta nuda danzo’ quella volta per me “balla per me balla balla

tutta la notte sei bella” una ragazza bianca e rosa come un fiore di

frangipane, quella che oggi dopo ventanni mi tiene ancora compagnia, 

con lei un’altra volta vidi la luna farsi bruna come un melanzana

mentre la motonave della capitan cook cruise crisscrossava l’Harbour

20

 

dalle parti di Fort Denison,  gvz invece, all’inizio dei miei anni adulti

ubriaca fradicia sul lettone grande ricordo vomitava e sparlava del suo

disperato amore per un giornalista immaturo a me che le tenevo la mano

e la credevo e l’amavo mentre insonne ascoltavo la radio finche’ alle sei

del mattino non arrivo’ il dottor Barillini e me ne andai zigzagando come

un Ninetto Davoli di Pasolini per le strade illuminate di neve fresca fino

alla pensione di porta d’Azeglio o porta San Mamolo come tanti ancora

la chiamavano… 

 

Poi ci sono questi giorni in between, the sanduic days, giorni imbottiti

di noia e di sconforto, the days of waiting l’inizio d’un anno che

s’annuncia piu’ fragile e malato di questo che gia’ muore desolato

come un passante abbattuto per caso da uno sparo nel buio, senza

una ragione, sempre piu’ vecchio, sempre piu’ impotente, un’altro

gradino giu’ verso quella porta in fondo alle scale dove assai sovente

da giovane poeta mi fermai esitante per via del giardino di pietra e

delle sue cento statue in marmo e polvere d’argento che sapevo di la’

racchiudere il senso e il destino del mio selvaggio istinto, I was allora,

I was sometime, yes I was, half in love with easeful death, but no more

than now my dear no more than now it seems for me so rich to die! 

 

Costeggio il vecchio ippodromo di Harold Park, le stalle vuote di cavalli,

i recinti cascanti, divelti molti pali di sostegno, tra i boschi d’immondizia

sterpaglia e canne secche chiuso il sentiero degli ibis da un cancello di

fildiferro con un gran buco nel mezzo, morta o moribonda la palma sulla

scarpata, tra qualche anno sorgeranno appartamenti, villette di mattoni,

un parco di divertimenti, forse un centro commerciale, gli ibis sfollati

altrove lungo il George River, sugli affollati shores del lago Gillawarna,

sferraglia qualcosa, un treno qua’ sotto esce dal tunnel, viaggia quieto

verso Lilyfield, sulla chiesetta gugliata di Annandale posa una matassa

di nuvole scure, vi piove forse gia’, silenzio, caldo, umidita’, dorme

qualcuno nudo dentro un vecchio Kombi Wolkswagen, anch’io una volta

ne avevo uno, quando facevo l’hippi e viaggiavo a tempo pieno alla volta

di Kars fortezza, d’Isfahan azzurra , di Kandahar piena di fumo, di Jalalabad  e Lahore, il primo gennaio m’aggiro stranito tra le morte reliquie della festa appena finita come una ragazza tenera e pietosa con

la sua borsa della croce rossa sul campo di battaglia di Waterloo mettiamo alla cerca magari del suo ufficiale ferito, una bottiglia di birra solitaria piena d’un liquido lercio e di formiche s’alza malinconica sui gradini

del Cricket Ground, il campetto ovale di Jubelee Park, Tooheys New

21

 

il suo nome, forse pertiene al giovanotto strano che ha dormito sul prato

e si e’ appena svegliato e che ehi! ehi! mi va facendo con la bocca e con la mano, a mezzo letto ormai seduto accanto a un cespuglio bianco e rosa di verbene, oltre il canale pieno di stormwater l’erba immacolata e pura sembra non aver patito pestaggio di folle avvinazzate, avvolta di silenzio afa e umidita’ la baia di Rozelle s’increspa al passaggio d’un piccolo kayak, immobili  le gialle gru sospese sopra i navigli ormeggiati, immobili il pescatore in piedi sulla banchina e il cane immerso fino al collo nell’acqua lurida, un paio di sandpipers esplorano la battigia, uccelli esili ma aggressivi che disperdono spesso i gabbiani caricandoli col collo all’ingiu’ tipo gli arieti dalla testa di ferro contro muraglie e porte delle nostre antiche citta’, una ragazza scalza e incinta in mezzo a loro porta a spasso il suo feto, arriva anche uno con la cravatta e si viene a sedere vicino a me, credo voglia parlare e m’allontano, anche lui si alza, consulta l’orologio e si mette a guardare il mare con le mani in tasca,

a casa deve aver lasciato una moglie sulla sedie a rotelle, una con la sclerosi multipla, non lo so questo, lo immagino soltanto, poi arrivano due cinesi o coreani in pantaloncini corti, non lo capiro’ mai chi sono loro, a chi appartengono, non mi azzardo nemmeno, forse sono nati qui

e parlano australiano molto meglio di me, io che dopo ventanni quando apro bocca mi sento ancora chiedere: I beg your pardon?!

 

Tristi sono state queste feste come corridoi d’ospedale

questura o tribunale schiacciato piu’ volte sotto soffitti

bassi e soffocanti da solo seduto sulla mia panca d’attesa

come un oscuro questuante, ma chi e’ che mi e’ morto o

che e’ stato arrestato, che viene processato? Chi tra tutti

quanti i miei stretti parenti, amici, conoscenti? Tutto a un

tratto quando ne ho visto passare uno in barella, in manette,

carcerato, piangevo per lui ma non lo conoscevo affatto


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Da Canto Secondo: IN VIAGGIO

 

 

83

 

Sotto le mura di Xanthos scalpita il cavallo

d'Achille sulle rive del fiume d'oro nel prato

giallo spicco un fiore dalla cima d'una spina

odorosa per metterla tra i capelli di Lesbia

cosi stasera al ballo mi sembrera' una rosa,

buf buf della mia spompata anacreonticita'

memorie e memorabilie ho solo camminato

lungo il clivo d'una assolata collina tra sassi

sculti e sterpaglie e cielo e mare e capitelli

e portali poi arrivata la sera con le sue dita

gelide di seta mi sono sistemato al coperto 

nell'angolo appartato d'una stazione come il

vagone distaccato d'un treno ormai passato

sto bene qua'  a Fethiye davanti alla piscina

di Oran giovane gentile dalla barbetta pizzuta

la capigliatura arrabbiata da compagno di

Devrinci Yol e la girl friend olandese che

serve ai tavoli come cameriera, la baia

piena di barche certo e qualcuno anche

con la bandana in testa, italiano probabilmente

che gira e conosce a memoria le calette delle

minime isole Egee e delle Cicladi e le rovine

delle coste Licie, Xanthos, Letoon, Myra, i

sarcofagi e le mezze colonne, l'acanto e la stella,

domani  all'alba a Telmessos oggi tra gli shops e

stasera tra un bar e l'altro dell'angiporto fino a far

mattina, dormire mai, io no, i dont belong to this

category, io vado a letto alle sette, sono un vecchio

turista aussi  del club ibleo di Coburg zona nord di

Melbourne metropolitan che non sono mai tornato in

Sicilia da quarantanni io  perche' tanto laggiu'  non

ci ho piu' nessuno che Salvatore faccio di nome e

lasciamo stare il cognome ma al club mi chiamano tutti

Massimo perche' una volta suonavo la chitarra e cantavo

bene e mi facevo passare per romano con le australiane

che tanto loro di accenti nostri non ne capiscono che gira

gira a qualcuna riuscivo pure a mettercela nel culo a forza

di stornellate, che sembravo Maurizio Arena a quei tempi 

poveri ma belli e da trastaverino passavo anche per Claudio

Villa col binario e buongiorno tristezza e poi abitavo persino

con Pio il pittore che lui era romano sul serio che c’e' finita male

davvero al povero Pio ma questa e' un'altra storia... 

 

84

 

Aggrappate alla parete le tombe dei notabili Lici e del re Aminta

in fondo al pendio rosso di papaveri, oltrepassate valli e montagne

e pianure e valloni verdi e campagne d'alberi di ciliegio e pesco e

calanchi e spalti e muraglioni fioriti finalmente me ne sto disteso

sul letto d'un albergo di passo a poco prezzo ad Aksehir citta' di

trattori e ruspe e case di cemento pittate di rosa pastello fucsia

verde pisello e giallo canarino con un bardak in mano di pessimo

vino sharap da cinque lire nella bottiglia di plastica che assomiglia 

a una bottiglia di vecchia romagna mi sento come il fratello di Cola

Ardagna lo spazzino che veniva da Niscemi o Santo Cono e per

la festa del patrono s'abbuffava con la salciccia sfarinata di donna

Nitta la sciancata e s'ubriacava col vino acidulo di Bastiano della

Marita  grosso e pastoso col sapore pergiunta disgustoso della

vermicita, meglio cosi comunque che tra i venditori di kilim della

costa o di rame battuto a sognare forse l'ultimo guizzo, un gol di

testa o di tacco che risolve all'ultimo minuto la partita che lo stadio

esplode in un unico grido e sventolio di bandiere abbracci e lacrime

tra sconosciuti che adesso posso anche morire non m'importa

piu' nulla, il miracolo e' successo, ora si che posso dire di averci

il cuore sazio e le bisacce piene e domani me ne vado in giro con

un alone attorno che non e' certo piu' il nulla di prima, nome e

cognome che significano finalmente qualcosa nato a da il che mi

sono sempre corso addosso e non mi sono raggiunto mai spiritus

sanctus figlio e padre di me stesso santa trinita' assoluta un bicchiere

di vino schifoso ecco a cosa porta nel mezzo dell'Anatolian plateau

tra montagnacce capre asini e cani randagi filanti lungo il ciglio

della strada che poi si perdono tra i campi d'erba alta mentre i gatti

se ne stanno al sole sui gradini sbreccati delle vecchie case alcuni con

l'occhio pesto sciancatelli e sbilenchi e stanchi malinconici e tigrati e

altre sono femmine incinte che ve la do io una ciotola di latte caldo

brave e belle ragazze alla fine quasi di maggio che fa ancora freddo

specialmente la mattina e la notte ci vuole l'imbottita che io non la

sopporto dio bono e preferisco dormire col pigiama e con la coperta

di lana e mi sveglio sempre al suono delle prime voci nella strada,

le cantilene del ragazzo col ciai o di quello con le ciambelle, le frasi aspre

che suonano come spari di campana degli uomini con giacche e berretti neri

fermi ad aspettare il dolmus che porta in citta' che ne passano tanti gia' pieni

senza fermarsi che la moglie a qualcuno gli ha cucinato ieri sera delle polpette

orrende di melanzana e lui l'ha scopata tutta la notte per punizione anche se

e' brutta come una cornacchia lei stesa sul letto che sembra una morta

la sfascio la sminuzzo allaoakbar, in germania prima di fare l'amore fanno

vedere alle donne filmini pornografici cosi si riscaldano a puntino, ti piacerebbe

nevvero farti succhiare questi vecchi seni avvizziti da un tedesco eh troia? di quelli

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belli biondi senza peli sul petto la carne liscia e soda e bianca che loro dicono

icklibedisc quando ficcano habibi e ti baciano dappertutto delicatamente

e ti leccano dalla testa ai piedi come fossi un gelato e appena finisce

lui cazzo comincio io che non sono certo un signorino e ti faccio

vedere le stelle puttana e troia figlia d'un polipo e d'una testuggine greca, 

vieni qua' va che sto scherzando che non per nulla ci abbiamo tre figli

maschi me l'hai almeno stirato il vestito della festa che domenica pazartesi

andiamo a mangiare da mio fratello Alil tuo cognato che chissa' cosa avranno

preparato che lo so ti vorresti far scopare anche da lui non e' forse vero troia?!

Pazzo sono pazzo che ci posso fare, il sole tramonta e quasi quasi avrei voglia

d'ammazzarti con una martellata sulla testa prima a te che poi tocca a me boia

d'un boia assassino farla finita finalmente con questa cazzo di vita che me la

rimastico in bocca ormai da tempo come una viola appassita

 

Un'altra serata nomade e pellegrina, un'altro ancora

bicchiere di vino, Aksehir una mattina bianca di luce

e di silenzio, l'uomo dell'hotel fa tutto lui: sta alla

reception, porta le valige in camera, prepara la colazione,

alle sette e mezza il pane e' gia' affettato, la feta l'uovo

sodo le olive il pomodoro e qualche fetta di cucumber,

il ritratto di Ataturk nella saletta della televisione,

i pannelli solari sul tetto, Solimano il grande arrivo'

fino a Vienna, Ecevit e Ali Agca', buyuk country questa

e' stata e sempre sara' ...

 

S'espande il canto languido del muezzin mentre piove

una pioggia marzolina sul castello di Uchisar sui

tondi comignoli grigi della Devrent Valley, il te' servito

nel bicchiere of course e vino rosso locale, Golem

robusto sfoglia una gigantesca pila di tappeti  davanti

alla tedesca come fossero le pagine d'un libro, li

compra lui personalmente in Afghanistan insieme

alla bigiotteria turcomanna, ci va in macchina e m'ha

detto in confidenza che a lui i talibani non dispiacciono,

sunniti brothers dopotutto, i persiani invece fanno schifo

e fanno pure puzza, la turista dorme in una grotta di

Mustafapascia detta anche Sinosos, the Hotel Cave,

cinquanta euro a notte o cento Turk Lira if you prefer,

very exciting, si sta al fresco e vicino ci sono chiese

e monasteri greci, con questo cielo le pietre delle case

appaiono anche piu' vecchie e decrepite di quelle che

sono, parla italiano Gorem, Milano, Torino, Vicenza,

d'estate qua' e' pieno d'italiani, vengono con l'aereo,

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la macchina, il camper, famiglie, coppie, gruppi...

eccezionale! straordinario! non esiste al mondo nulla

di simile! Pasolini ci ha girato Medea molti anni fa,

lo sai no, patrimonio dell'Unesco, dell'umanita'…e poi c'e'

tanta piu' storia qua' che nelle nostre Dolomiti!

Lascia stare Alberobello, tutta un'altra cosa qua'...

le grotte di Altamura, vala', Pompei certo, Amalfi,

San Giovanni Rotondo con Padre Pio, vabe' certo

anche l'Italia mica scherzera'!

Fatima, Lourdes la stessa cosa allora...business,

acqua imbottigliata, hotel, ristoranti, souvenirs,

santini, crocette, guarda e' spuntato il sole, il

mio cuore alza il capo immediatamente e come

un sunflower lo saluta

 

Camminavo su per un sentiero di terra bianca

e cacate di pecora, la mattina tremolava fresca

di pioggia recente e una larga nuvola sostava

in cima alla montagna tonda, solo senza Tshirt

sotto la camicia leggera trasparente in qualche

modo anch'io come l'aria e il vento per prima

vidi la chiesetta di Santo Stefano chiusa da una

grata che l'altare maggiore s'intravedeva appena

dietro un fascio di fieno, piu' avanti la chiesa

di San Nicola invece aperta col cancello divelto

Aios Nicolaos inciso sull'architrave e un ciuffo 

di spine sulla soglia, entrai nel cortile quadrato

recintato da mura fangose due celle di monaci

in un angolo, nella chiesa vera e propria scavata

dentro il roccione immenso m'apparve allora Dio 

sotto forma di un vecchio ruvido e screpolato

il monaco pastore cristo pantocrator ho pensato

eccolo il creatore il salvatore ero senza parole

i suoi occhi erano pozze giganti d'acqua e

lapislazzuli gote ispide barbute era bello logico

e necessario e umile e fresco e riposante come

una campagna coltivata era tenero anche e

terribile unico e solitario come una palma in

un'isola deserta, non poteva parlare, ho capito ho

capito mi sono detto una volta tu esistevi sul serio

lo so stendevi ali d'aquila imperiale sulla terra obbediente

sopravvivi dunque  ancora dentro qualche buco sperduto

tra le montagne e le valli della Cappadocia invisibile ai

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molti ma perche' mostrarti a me il piu' unworthy di tutti,

un ateo pergiunta un animale senza scienza ne' presenza

ne' conoscenza un cercatore di piselli nei letti delle

principesse un assassino delle buone intenzioni uno

sbagliastrada perenne uno che e' stato anche in galera

a un certo punto non un vile certo anche se e' scappato

spesso davanti a pericoli inesistenti uno che non sa fare

quasi un cazzo eppure e' superbo di se stesso e cinico

e si sente diverso un giocatore di dadi che trema e perde

sempre un gambler senza coraggio un fragile un corrotto

un corruttibile perlomeno gli basta una carezza infatti un

dono una pacca sulle spalle e si fa comprare, uno come tanti

in fondo un fariseo un povero di spirito un acchiappa

acchiappa da 4 soldi un provinciale uno che non sorpassa

gli altri di tutta la testa come credeva that's it l'ho detto,

chi m'ha mai notato nella folla delle centocinquanta

mila citta' che ho attraversato, ma ora dimmi piuttosto

padre quando e perche' tu m'hai abbandonato?

 

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Nice to have a light behind the bed

cosi prima di dormire mi leggo due pagine di Sartre

Le Sursis, settembre del 38, guerra no, guerra si, il

discorso di Hitler, i sudeti, Benes il ceco, la storia

che diventa vita e la vita che si scioglie nel nulla

che sfila via come la sabbia d'una clessidra

astruserie Hegeliane dell'esserci e del non esserci

fascinosi discorsi, i capricci di Ivich, Philippe il matto

fare quello che si vuole, la qualsiasi, il contrario per

esempio di quello che si dovrebbe fare o che ci si

aspetta dovremmo fare, ecco come passo stasera

la mia sera dopo un giorno su e giu' per le campagne di

Haymena dove un pazzo mi chiede 140TL per la notte

e io me ne vado guardandolo come una cacata secca di

vacca, buono only per concime you my friend intendevo

dirgli, m'avra' capito? A Polatli invece solo sessanta TL

molto meglio, piu' 5 lire per l'otopark, il padrone e' strano

un po' strabico e obliquo si secca per nulla ma la citta' e'

pulita moderna busy e le ragazze portano i tacchi alti e

sono quasi tutte senza velo, qualche decina di migliaia

di persone messe insieme che un terremoto stanotte ne

potrebbe spazzar via la meta' compreso il sottoscritto

forse che non c'entra nulla, che eleggono un sindaco

suppongo, si sposano, lavorano o cercano lavoro,

soffrono, fanno amicizie, comprano televisori, lavatrici

automobili, pregano, raccomandano i figli agli amici

leggono libri, anche qua' ci saranno poeti scrittori musicisti

artisti che non guadagnano un cazzo e sognano la grande

arena di Istanbul, di NY addirittura  e intanto mancanza

di soldi, debiti, liti con la moglie, poi ci sono i diversi, i

pazzi, i finocchi, i criminali, i morti anche nel cimitero

che quelli contano soltanto per i fiorai  quando i parenti

li vanno a trovare, il solito modo d'essere insomma delle

comunita' di questo mondo che sopra di noi ci sta la verita'

poco conosciuta degli astri e delle stelle e a lato e sotto

di noi quella dei cani e gatti, degli asini e delle galline,

dei serpenti e dei vermi, dei boschi e delle correnti

sottomarine...

 

Il gioco del traffico attorno alla fontana dal corner hotel

Yuksel a Kuthaya citta' della ceramica, il pastanesi qua'

sotto sempre pieno di gente come fosse un bar, gozleme

focacce e ciai per la moltitudine seduta ai tavolini e pane

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fresco ekmek e bomboloni e dolci incartati portati via da

uomini neri come corvi, falchi dal becco adunco, donne

civetta coi pantaloni a fiori colorati e il foulard di cotone

sulla testa, ragazzi che vengono a studiare dalla provincia

a quattro o cinque per stanza, a sette a otto nei dormitori,

profumo di latte cagliato di formaggio di capra lungo un

pomeriggio assolato che trabocca per le strade lento come

una purea di patate, il pigiama appena lavato, il prurito agli

occhi della solita sconcia primavera la piu' brutta diventata

per me delle stagioni, l'autunno il piu' bello coi suoi

venti e le sue nuvole e le colline avvinazzate e gli alberi

bronzei e arramati, poi l'inverno intimo e casalingo,

terza l'estate con le sue folli girandole di luce e di colore,

ultima la primavera allergica e malata, moribonda

infelice stagione degli amori spenti o insostenibili, ho sonno,

giocano alla dama turca giu' nella pastanesi e gridano

bevendo forse anche raki annacquato quello bianco che sembra

latte, c'e' chi sputa, chi si raschia la gola, chi starnuta

a Cumurriet Caddesi, una specie di mall all'aperto,

la gente scorre a fiumi, i bambini impalati davanti ai negozi

di dundurma, le ragazze occidentalizzate coi jeans e la

maglietta, le altre con l'impermeabile grigio e attillato

delle vergini musulmane, qualche faccia carina, qualche

culo ardimentoso, niente di stunning, niente abbondanza

di belle cosce come a Sydney, qua' nulla, qua' come la

Sicilia dei miei tempi che le ragazze si vedevano solo

la domenica alla messa o all'uscita della scuola che

camminavano tra loro e ridevano e scappavano quando

uno di noi s'avvicinava che alla fine conveniva giocare

al flipper o al bigliardino o farsi un giro per il corso e

la stradanuova fino alla villa e alla chiesa dei Capuccini

passandosi magari qualsiasi cosa che assomiglia a una

palla dicendo forza tira tira dai passa all'ala palo alto gol! 

Al cinema facevano Maciste o il segno di Zorro  con

Alain Delon o la donna che visse due volte con Kim

Novak, il monumento ai caduti era buono per sedersi

dieci minuti e nella calata di San Giuseppe ci abitavano

i fratelli Pizzo che il padre era appuntato dei carabinieri

e ogni domenica comprava dal giornalaio i fascicoli

delle enciclopedie Conoscere e Sapere dove c'era scritto

davvero tutto il sapere della terra e si poteva giocare alla

scienza e alla storia e alle capitali del mondo... e dello Yemen?

Sana... e del Bhutan, boh! E Aden e Gibuti che sono?

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Tananarive dov'e'  e il Tevere dove comincia?

E le gare a chi bestemmia meglio e di piu'?

Dio, la madonna e tutti i santi, che c'e' sempre quello

educato che non ci sta e fa l'offeso, che c'e' anche quello che non

gli piace Endrigo o Gino Paoli e preferisce Claudio Villa e in

quanto alla II guerra mondiale s'incazza dicendo che gli italiani

abbiamo fatto schifo mentre i tedeschi invece hanno lottato

fino all'ultimo che noi siamo dei vigliacchi traditori e basta

 

The books I transport them in the suitcase come fossero clothes

underpants, socks, bagaglio appresso including Despair of Nabokov

a thriller, a short novel, si fa sempre piu' pesante percio'  la mia valigia,

m'arrangero', vedro', bestemmiero' per strada, sudero',  soffriro', alla fine

della sofferenza ci sara' pure una gioia, quella di leggerli per esempio a casa

o di sistemarli negli scaffali, di tirarli fuori e spolverarli di tanto in tanto,

alti e bassi soliti della mia vita insomma, sconfitte, rinculamenti, trincee,

dolore, perdite, aiuti inaspettati, colpi di culo, testardaggini, gli anni che

s'accumulano comunque, l'invecchiamento, i viaggi ancora da ragazzetto che

per risparmiare dorme nella pensione senza shower e senza lenzuola nel letto,

iniezioni di sana rusticita', di sana barbarie, a mare le preziosaggini delicate

della borghesia, sono un giovane proletario siculo appena arrivato fresco fresco

dall'Africa e non so nulla io di buon gusto e di leggiadria di benessere e di pulizia!

 

Quanto tempo posso ancora durare andando in giro cosi come una trottola

on top of the hill c'e' Assos ma non ci vado perche' l'entrata costa 5 lire

la stradina per il colle e' piena di scialli e di vecchine che vendono origano

a mazzetti, nella piazzetta del villaggio di Beramkale ci sono almeno quattro

pensioni tre ristoranti e un antik shop con delle manine di bronzo per battere

sulle vecchie porte, lucchetti chiavistelli e chiavi, ripide salite di ciottoli e cielo

chiarissimo e mare zeppo d'isole saffiche e chiotiche e dodecannesiache, volessi

spendere meno mi fermerei ad Akcay dove c'e' la posta e gli apartments e i

costumi da spiaggia e le ciambelle di gomma per i bambini a forma di cigno

dal collo lungo o di coccodrillo o di farfalla, invece ho preso stanza in un cortile

quadrato con le tavole e le sedie di pietra ma la kavalti colazione si fa di sopra

nel ballatoio della padrona dove c'e' la cucina che da li si vede anche il mare

disteso all'orizzonte come un'immenso piatto scintillante appena uscito dalla

lavastoviglie, leggo scrivo dormicchio penso di portare la gomma da un VIP

Otolastik che ne ho visto proprio uno col segno della goodyear da qualche parte

ma non mi ricordo piu' dove, la stanza e' larga e fresca e un geco scompare e

ricompare in continuazione tra le travi del soffitto, allah sia lodato abbiamo

anche la moschea accanto che si sente il sagrestano islamico battere toctoc sul

microfono prima della cantata del muezzin, la padrona e' timida e imbranata

ha preso i soldi nelle mani come fossero state uova non voleva romperli

91

 

ho pensato e invece non sapeva fare i conti ed e' venuto il figlio a toglierla

dall'imbarazzo, i soldi rammollano la gente ho detto, sono droga, cocaina,

laudano, esrar, s'e' messo a ridere non so bene perche', io volevo essere serio,

forse non m'ha capito e certo non mi sono espresso chiaramente, m'ha fatto

poi  vedere una gatta con tre zampe che ha appena figliato, ne volete uno

mi ha detto, ha capito che mia moglie ama i gatti e anch'io, che fara' adesso

la nostra piccola Leila? se ne stara' tutto il tempo in soffitta con Kiki nella pace

e nel silenzio della casa solitaria e addormentata, stravaccata, bored o nella
veranda tra i fiori assassini della jacaranda o  sui libri e il computer nell'angolo

mio e le mie sere e le mie mattine tutte uguali il caffe' la ciotola d'avena porridge

semi di girasole latte di soia yougurt coconut grattugiato coriandoli di zucchero

te' e miele una fettina di limone pan di spagna biscotti di mandorla avocado

marmellata di prugne piu'  la trinita' di pane pasta e vino of course carne e

sangue latino della mia ever present consunstanziale italianita'

 

La gattina bianca con tre sole zampe madre di tre gattini che tiene e che

allatta dietro le cartoline del baracchetto dei giornali di Assos Baramkale

villaggetto che sembra un presepe morto e resuscitato adesso dai turisti

tra le sepolcrali rovine di Atena Miria e dell'Egeo luminoso Aspasia la

chiamo e Pericle il suo drudo, un gatto buffo sempre affamato tutto pelo

grigio e lanuto, qui per un po' c'e' stato Aristotele e prima ancora Plato e

forse addirittura Omero c'e' venuto alla cerca delle Dardanee mura, e pure

io seduto nel patio dei fiori secchi che prima dell'alba sono gia' passato a

bere un ciai tra i vecchi pescatori del bar Belvedere ma non m'e' bastato

per sentirmi vivo, cerco forse la guerra, l'amore, la morte d'uno che m'e'

caro per sentirmi rinato? Il fatto e' che non ci si arriva mai al centro del

proprio essere, si scava e si sfogliano le foglie una per una delle proprie

cipolle e alla fine che resta? Nulla, anche del piu' bel libro che pagina

dopo pagina ci amministra il suo dettato dopo un giorno o due sappiamo

forse dire che ne e' stato? Romanticherie, sciocchezze, le solite follie,

bisognerebbe sfogliare invece le pagine della vita come non fosse mai

finita eterna emozionante sempre come un'eterna partita, facile a dire

certo e poi magari per finire come in un bel concerto finalmente morire

 

Non fermarti ridi passa alla seconda pagina alla terza accumula soltanto

i giorni strappati della vita e quando non volano via appuntali con cura

in un album come un collezionista di farfalle, che te li guardi poi con

calma quando t'annoi: questa e' rara, questa e' bella, questa non vale nulla,

questa' e' stata inutile, questa una fregatura, e questa  distrutta dal vento

e dalla pioggia chi se la ricorda, usata da qualcun altro come carta igienica,

ingiallita e accartocciata nell' angolo polveroso d'un cortile deserto, bruciata

dal sole sul greto d'un torrente secco, ora per esempio aspetto la chiamata

della donna occhialuta che ieri sembrava una vecchia contadina rimbambita

92

 

e  stamattina invece sembra una signora garbata e rifinita che un poco anche

m'assomiglia alla figlia della gna' Vita che la madre aveva il forno nella salita

di Santa Rita, che poi finita la colazione me ne vado fresco e bello in gita fino

all'isola Fortunata quella che non e'  mai stata ritrovata...

 

It is disgusting the way I eat, trowing lanciando things down my throat la gola

una cosa appresso all'altra come in un gorgo orrendo che inghiotte cavalli e

cavalieri ciliege cipollette fette di tomato cetrioli pane pezzi di sardine olive

verdi e nere feta fichi secchi te' vino tutto aggarbugliato nello stomaco che poi

per forza l'estomac fait du bruit tutto il giorno e la notte si lamenta marrant

je m'embrouille, je baille, je sais quoi, j'ete' un hombre valiente c'est vrai mais

non plus che canzone viene fuori dal pacco di Natale per i poveri come un panettone

alemagna con la A gigantesca nell'uovo di pasqua invece un serpentello di gomma

un paio di dadi per giocare al profumo delle cose che non si vedono che non si

distinguono bene ma stanno li' sopra le murate del mondo a farsi agganciare

come tante pantofole direi di vinil serrature otturate buchi sigillati con la gomma

da masticare cosi mi sono detto tie' non e' mica tanto difficile fare il furbo e

cavarsela anche quando non si ha molto da dire bluffando facendo finta di sapere

sorridendo e mai chinare la testa imbarazzato perche' molto spesso va a finire che

gli altri sono piu' stupidi di te e quando non c'e' nessuno in giro dormire riposare

e mangiare e prepararsi per la lotta esercitandosi con nothing else che la propria

coscienza le voila' ca' c'est la loi l'ultimo fottuto arrivato ignorante ex complessato

l'ha capito questo ed ecco che ti diventa improvvisamente ministro del welfare

o anche dell'interno o della difesa cosi va il mondo for instance Iaia che aveva

una specie di nome storico risorgimentale borbonico tipo giancarloalberto o

gianferdinando della terza liceo il pisano foruncoloso magro brutto ch'eppure

con le ragazze aveva un gransuccesso perche' lui parlava bene italiano e aveva

il padre impiegato da qualche parte importante che a me non mi cacava mai io

venuto dalla  montagna figlio di nessuno che come amici avevo soltanto nasone

Lorefice che come me abitava nella via Padre Scopetta e Alfonso lo sciclitano che

tutti e tre insieme andavamo su e giu' per il Corso Italia come anime perse via IV

novembre le due Schinina' Mariannina Coffa Sant'Anna le 4 fonti dove vendevano

il pollo allo spiedo e Mario Leggio e la chiesa dell'Ecce Homo e la rotonda in fondo

alla via Roma che ora e' piena di negri che spediscono soldi a casa dall'ufficio della

Western Union, Eritrea, Abissinia, Massaua, Somalia, le nostre vecchie colonie insomma

 

                                                  -------------

 

93

 

Un'altro giorno ancora di sole che tramonta

sul mio corpo in decomposizione intero ancora

e vivo invero ma freddo e incapace ormai di

costruire una vera azione, abbandonato cosi alla

mia carne secca e senza piu' appetito come una bistecca

buttata via ai cani per la calata di Santo Vito, Eceabat

porta d'ingresso eroica dell'identita' Aussie, qua' dove

si fermo' il tempo per Waltzing Matilda, lest we forget,

lasso di strade mi fermo anch'io un poco a riposare per

duetre giorni almeno, vediamo dunque un po' queste

piramidi di morti ammazzati, i Dardanelli che bruciano,

le tombe dove dormono le ossa mie e dei compagni rimasti

indietro che non mi muovevo piu' da quel boschetto di cavalli

di frisia che vedevo solo il mio bush lontano con lo sguardo

perso, il creek dove posa la nebbia al calar della sera, le dolci

colline di casa, il billabong, al di la' del filo spinato infilzato

nella mia stessa baionetta mi ricordo poi il rosso vivo dei

papaperi quando riaprii gli occhi mentre tuonavano i cannoni

e  il mare era ancora pieno di barconi addio my love pensavo

beautiful mother like a flower still yourself a madonna

no tears please for me i am happy remember me like I was

every morning when the sun starts to shine again over the

backyard  I am happy spread like this all my limbs out

wet with my blood flying over that bloody fence the hill

in front all those ships behind red of fire yellow and green

the fields and red the poppies and the guts of many of us

the pals the mates the blokes i knew so long my dear

friends we played games we sweat of fear we drank

together we slept we forgot and mother that small gold

chain of mine give it please to Kate i liked her she liked

me and one day we kissed behind the house of Ron the

butcher only a kiss one only i got that day a colt remember

for my eighteenth the sky is clearer now and strong the light

of day forgive me mother  but i may not make it today! 

 

 

Cielo e mare e i palazzi grossi di Canakkale dall'altra parte

dello stretto gabbiani tondi e bandiere bianche e mezzelune

sul fondo oscuro di Gallipoli peninsula, case e pini sottili e

striature di nuvole niente vento il sole alto qualche minareto

i feribot un piccolo rimorchiatore la fila dei portacontainer

una lunga scia d'olio di navi e di pattume...

 

94

 

Moving hills of the Peninsula, shrubs, arbusti, fiori gialli,

lance corporal Campbell riposa nel piccolo cimitero di

Lone Pine with light horse Mc Donald and the others

of  the 8th infantry, i ragazzi dell'autobus si fotografano

l'un l'altro con la bandiera Aussi sulle spalle, serie serie

le sedicenni con le coscette di fuori ad Anzac Cove per

la gita scolastica of a lifetime, birra a fiumi pero' stasera

al bar del Crowded House Hotel di Eceabat we want to

celebrate here the birth of a nation the spirit of being one

i migrants vengono dopo, sono un'aggiunta, un'altra storia

quella, greci siculi maltesi filippini cinesi, e un'altra storia

ancora l'Australia primeva antica immobile come un pietra

del deserto scarnificata dall'oceano in mille baie e calette

il barramandi il platipus ornitorinco la goanna il coccodrillo

l'uomo nero dalla barba ispida e bianca gli occhi di corallo

liquido e la parola che scivola via dalla bocca come una

lunga dolce cremosa cavagna di ricotta... 

 

una specie dunque di lasagna multistrato calda e giovane

e vecchia la nazione Australia spezie e condimento raccolti

proprio qui a Gallipoli nel mezzo di questa  boscaglia bassa

fitta e profumata che va dalle colline di Sari Bair fin quasi

alla spiaggia di Kabatepe, saporita anche devo riconoscere

che una porzione m'e' toccata anche a me alla fine che non

c'entravo proprio nulla!

 

C'e' in questo albergo lo stesso odore del cesso del cinema

Bue' della mia infanzia che poi ci hanno fatto la posta e ci

lavorava Laterra che consegnava i telegrammi che alla cassa

ci stava Vito Noto che poi e' diventato vigile urbano a Ragusa,

un misto direi d'acqua di colonia e di disinfettante tipo il pine

tree del supermercato Coles fresco e ombroso come un pino

della Madonna delle Grazie d'estate con gli aghi e le carcasse

dure delle pigne secche e scagliose che sembrano bombe a

mano e picchiano duro sulla testa meglio delle pietre che

fanno anche meno danno delle pietre e sono piu' leggere da

trasportare come munizioni nelle tasche e nella pettorina

che ci vendeva gazzose e caramelle mio compare Piazza

che e' diventato poi infermiere all'ospedale civile che lo

invidiavo perche'  lui cosi si vedeva il cinema gratis che

poi in seguito arrivarono i pinguini i cornetti i ghiaccioli le

teste di turco ricoperte di cioccolato che qua' li chiamano

choctops al Dendy o al Palace cinema col soldato romano che

95

 

s'alza in piedi con tanto di scudo gambali ed elmo che non

si puo' entrare qua' quando si vuole mentre al cinema Bue'

si entrava anche a proiezione iniziata che si avanzava al buio

tastando le pareti o si stava in piedi appoggiati al muro finche'

non s'accendeva la luce alla fine del primo tempo che si poteva

cercare il posto  permesso! permesso! ch' é  occupato questo?

Sedie di legno scomode scheggiate gomme masticabili che

s'appiccicano sotto il culo le teste davanti che si muovono

al momento meno opportuno che non si vede un cazzo

mentre sopra tutti striscia il raggio di polvere luminosa

che trasporta sullo schermo le carovane dei mormoni e

Virginia Mayo Fernandel e Marcellino pane e vino e

Godzilla che si sgranocchia i grattacieli di Nuova York

come fossero grissini questo anche al cinema Vona di

Comiso a dire la verita' vicino a dove c'era il pisciatoio

pubblico che faceva una puzza stomachevole che io

quando uscivo tutto eccitato e accaldato la domenica

dei matinee per forza dovevo salire sul traliccio di ferro

dell'alta tensione per prendere aria lassu' in alto ma i fili

non li toccavo perche' sapevo bene che potevo restare

fulminato io Capitano Coraggioso Nembo Kid che poi

diventai poeta e dovevo diventare commerciante e ora

turista borderline e sempre amatore indeciso a caccia

di prede facili debole ossessivo qualche idea singolare

a volte qualche fatto unico senza amici pero' ne' colleghi

ne' compagni di strada molte intemperanze impazienze

facile al sogno all'immaginazione al delirio sobrio per il

resto casto moderato nel mangiare nel bere nell'ambizione

nel sesso nel denaro, mio padre amava gli altri io no anche

se non li odio non mi sono nemmeno indifferenti cerco di

ignorarli quando posso mi piace pensare che con me non

c'entrano nulla o poco per cui m'atteggio a romito nella

grotta con vista sulla pianura sottostante crisscrossando

al massimo la stradella ai margini del bosco tirando ciottoli

sul pelo dell'acqua lungo le rive d'un fiume malinconico

cercando di farli rimbalzare come negli spots pubblicitari

frequentando trattorie di campagna semivuote e merli di

castella abbandonati da cui guardare una qualche fetta di

mare o di montagna e giardini senza monumenti equestri

ne' fontane nel mezzo senza folla anche la domenica detesto

ormai il gomito a gomito il sudore mio e degli altri aristocratico

forse a modo mio diventato e snob per necessita' quasi senza volere

ignobile forse tutto questo e forse disumano e proprio  per questo

96

 

forse un giorno mi tocca di farmi saltare le cervella!View and navigate the Site

Da Canto Terzo: PAESI E FAMIGLIE RAZZE E CREDENZE

 

 

08

 

M’impegno ora a cercare qualcosa da girare

attorno alla mia vita come una garza attorno

a una ferita che la fasci la protegga che me la

renda forse piu’ gradita come d’estate una

tazza di granita qualcosa di maestoso grande

forte antico che mi comprenda mi contenga mi

appartenga come una madre un’amante come

una tenera amica una patria voglio dire un paese

una terra una tribu’ una famiglia la mia razza

qualcosa insomma che mi circondi il cuore

come una specie d’impenetrabile corazza

esiste forse ancora o come un nano cerchero’

inutilmente d’arrivare al cielo con la mano?

 

Vennero di certo via mare i miei avi magrebini

mercanti forse dapprincipio o mercenari servi

della gleba quindi per secoli contadini che Italia

poi adotto’ che anch’io me la imparai nel libro

sussidiario coi suoi fiumi dettati a scuola dal

maestro Ciricano il Po chiamato l’Eridano

i suoi affluenti l’Adda il Mincio la Dora Riparia

Ausonia appresi anche ch’era detta o Esperia

terra di Enotri coi capelli bianchi dell’Alpi in testa

me l’immaginai tipo vegliarda o bella giovane e

turrita come nell’album di Toto’ Di Vita con Genova

Venezia e Amalfi marinare con Roma eterna con le Mie

Prigioni con le campane a stormo di Pierin Capponi

 

Con il ritratto di Giovanni Gronchi bello occhialuto

sopra la lavagna Papa Pacelli che sembrava un gufo

tutto dorato che benediceva dentro il cassone tozzo

e squadrato della televisione la 600 multipla persino

con l’altoparlante del partito missino che c'era gia’

Almirante insieme a De Marsanich e a Michelino

che io me la facevo invece col professor Gulino

ben conosciuto in paese come Turuzzo Togliattino

frocio gentile e buono come il pane e colto anche

che m’insegno’ a leggere per primi Pavese e Pasolini

che quando andai a Bologna ch’era ancora segretario

del partito psiuppino regalandomi le Ceneri di Gramsci 

mi disse: promettimelo giova’ non ci tornare piu' qua’!

 

109

 

Ci son tornato spesso al mio paese quasi ogni anno

per la processione della Madonna d’inverno a volte

solo per sentire il vento suo tagliente nelle sere gelide

di febbraio o a novembre per la festa dei morti mai

d’estate che tanto non ce lo trovo piu’ il mio gufo sopra

l’olorogio di Vito Leggio ne’ le notti gitane col melone

e i compagni alla fontana del Ferriere morti alcuni altri

sparsi nel Nord o piu’ lontano che la via Lattea carezzava

l’Arcibessi con la sua  bianca mano mentre ci contava Elio

il poeta e d’altri mondi  e d’altre primavere vicino al cimitero

che verso l’alba  sull’Ape  lenta e scassata del fratellastro di

Nini’ Gurrieri  s’andava poi a vedere le puttane di Vittoria

stese nell’afa tutte stravaccate fuori le loro casette stonacate

 

Do you know the muffin man that lives in Drury Lane?

Sono io quell'uomo dopotutto semita e levantino per

natura latino di mente e fiorentino di lingua e di cultura 

con un poco di Celtico e Nordico aggiuntato dopo una vita

molto risicata che come un frangipane ho finito per piantare

al davanzale di questa casa al limitare del mondo normale

che ho rischiato di perderla una volta nelle plaghe desertiche

del Nilo Sudanese appresso a una ragazzetta scura e vellutata

come la mostata e un’altra volta nei bassifondi di Makati

sposato a una prostituta filippina che aveva una bambina di

sette anni Tessie Salazar che mi diede per due volte uno scolo

chiamato la clamidia che non m’importava perche’ tanto bang

bang ficcavo giorno e notte avanti e indietro come un ferribotte

 

Vita di tante estati passate qua’ col sole anche d’inverno e le nuvole

fresche che sembrano montagne di zucchero filato e Ruth che viene in

visita l’attrice settantenne che vive in una villa a Whale Beach accanto

addirittura a Sara Ferguson  duchessa di York villa ereditata dal suo

partner anni fa un regista che faceva films alla Pierino mezzo

pornografici morto poi d’un male terribile alla gola che soffocava e

non riusciva a inghiottire nulla che alla fine l’hanno dovuto ammazzare

come una specie di cane Ruth che ora sta con un vecchio inglese che una

volta presentava il programma nonstop del pomeriggio per i piu’ piccini

del canale ABC che qualcuno degli adulti di ora se lo ricorda ancora

lei l’ho conosciuta per caso anni fa quando facevo il taxi driver ci siamo

messi a parlare siamo diventati amici e da allora Ruth mi viene spesso

110

 

a trovare perche’ si sa  in Australia la gente tanta differenza non la fa

 

Not like in Italy dio bono anche se Berlusconi pero’ una volta  c’e’

andato al party di compleanno d’una fanciulla che il padre faceva

l’autista che i maligni dicono ci sia andato per spupazzarsi la ragazza

ma non e’ vero la cosa si spiega piuttosto con quella rivoluzione

berlusconiana di cui il giornalista Minzolini parlava in una intervista

alla televisione leccaculo suo di Berlusconi lo considerano pero’ in

tanti tutto pelato bell’uomo giovane fresco anche lui rivoluzionario

non lo so cosa pensare veramente che nel mio cervello non c’ho piu’

fiducia come quando per esempio credevo d’essere arrivato da solo

sulle vette dell’arte ma talmente in alto da non respirare e mi girava

la testa che poi non vedendo niente e nessuno che mi vedeva decisi

di ridiscendere in fretta e furia a prendere una boccata d’aria per

scoprire dopotutto che chi cazzo mai m’avrebbe dovuto ascoltare

 

Proprio cosi successe che poi me ne andai a lavorare in uno zoo

a Milano dove c’era un orso vecchio e spelacchiato e sporco che

il mio lavoro era proprio quello di raccogliere la sua merda e lavare

il pavimento della sua tana quando lui non c’era con la manichetta

dell’acqua che io pensavo sempre fosse appartenuto a uno zingaro

con la fisarmonica di quelli che giravano una volta I paesi dicendo

la fortuna o con la scimmia anche o con il pappagallo cocorito

posato sulla spalla che prendeva con il becco il tuo futuro stampato

in tre righe come nei cioccolattini che veniva costui durante la fiera

del Santissimo Salvatore insieme al cantastorie catanese Zappulla e

a don Toto’ il caliaro comisano geloso della moglie guai a chi la

guardava questo sempre negli anni cinquanta of course prima che

l’Italia rivestisse quest’ultima sua muta d’opulento serpente piumato

 

Quante strade ho percorso da allora che non saprei ricordare

perse nella nebbie della memoria come stradelle di campagna

della bassa ferrarese in una mattinata autunnale strade deserte

e strade piene di gente stradine col fossato laterale strade di

paese vicoli e salite e discese e gradinate e piazze con al centro

il monumento ai caduti e viali alberati con la puttana al crocevia

col semaforo i cassonetti dell’immondizia contro i portici le no

through roads i crescents i loops le lanes dietro il backyard le

avenue numerate i sentieri nel bosco i pathways i tracks le

strade asfaltate le trazzere le vanedde le statali le nazionali le

provinciali le superstrade le litoranee le strade di montagna

111

 

quelle dove ho abitato anche se per un giorno o per una

settimana come la Rue Collard o la calle Tucumana

 

 

Piu’ facili comunque delle strade di mio padre e di mio zio

fatte tutte a piedi e polverose con le scarpe consumate e lo

stomaco vacante quella del Filo Zingaro della Dicchiara dei

50 Salmi quella che porta a Rogoleto quella che attraversa il

ponte di Scio’ quella di Curudda  sopra l’Arcibessi quella di

Santa Lucia e della Santissima Maria coi grandi gelsi qualche

ciliegio e un albero di noce quella che porta fino alle foci

dell’Ippari e del Rifriscolaro via Monteraci e Castiglione e

l’Anima del Purgatorio quella di Costaprena che spunta alla

Stazione  s’attorce come una culorba sopra l’ondulata piana

di Malotempo poi dritta e quasi in calata porta da Carpentieri

fino alla Nunziata o quella tutta una sfuggita di muri a secco

e di carrubi che arriva alla marina  ed  e’ chiamata Malavita

 

strade di cielo chiaro e d’ingenue creature cresciute attorno

e sotto ai sassi e sopra i muri di mezza costa: l’erba gitaria,

il cappero, il timo la cipolla il finocchio selvatico, il barbaino

bruno, la vavaluce dalla scia lucente come una cometa, lo

scavuzzo, il centopiedi, la forbice assassina, strade che vanno

percorse lentamente col filo di paglia in bocca la giacca sulle

spalle  e la manica rimboccata come durante una passeggiata

senza montature voglio dire ne’ finzioni ne’ alibi ne’ scuse ne’

invenzioni ne’ penose giustificazioni e se ti viene percaso di

cacare c’e’ sempre la grotta della Croce in fondo alla Ciancata

con le mosche i mosconi le vespe e quel cazzone del calabrone

che dorme di notte sotto il cartello della forestale ma di giorno

ti ronza sempre attorno come il badante d’un vecchio generale

 

Non so se sono nato nella grande stanza dove si ballava quando

si fece zita la mia cugina Vita con le sedie scompagnate prestate

dai vicini addossate a filera contro il muro o nella stanzicedda

dove mori mia nonna che davanti c’era il balcone della gna’

Raziedda nella parte avita tanto per dire della casa antica di Via

Tommaso Chiavola filosofo e scienziato con la fornacella nella

cucina il sottotetto dei giornaletti  detto anche rialino il lucernaio

del terrazzino che poi di la’ s’arrivava tetta tetta nella terrazza

grande della casa nuova col cesso di ceramica a cui mancava

112

 

lo sciacquone che s’usava il secchio che ci voleva ogni volta

lo stagnino per tappare i buchi anche della quartara che serviva

a prendere l’acqua alla fontana del carrugio di Jesu che in cima

alla scalinata  c’abitava Nini’ e pure la signorina Buonincontro

 

 

la mia parrina nubile e beghina specializzata  a ottobre

nella cotognata e la gna’ Ciu’ e suo nipote Felice Tirasu’

che gli colava sempre il naso e il professore Bombolo e

un comunista ch’era stato in Belgio nelle miniere di Ainu’

chiamato Il Belga con immensi basettoni che sempre diceva

al parroco non ci rompete i coglioni monsignore quando lo

incontrava nella calata di Maiore che aveva anche un lapa

dove trasportava bombole di gas per conto del soprastante

Calafiore che questi abitava proprio a lato della mia stanza

dei giochi una stanza dove non c’era nulla solo tre scalini

di legno fatti da mio padre per andare sul tetto e qualche

volta un pollo e due conigli da scannare a Natale ma dice

anche che da ragazzo mio zio Filuzzo ci teneva i piccioni

 

il piu’ piccolo dei fratelli di mia madre zio Filuzzo morto

come un cane fucilato verso Alessandria dai partigiani che

prima  veniva zio Bastiano per tre anni prigioniero degli

inglesi da qualche parte in India che mia madre poveretta

puliva sempre appresso ai suoi fratelli in numero di sette

e mai si lamentava perche’ seno’ mia nonna le attrantava

addosso l’occhio rosso come un tizzone  ardente nonna

Anna il terrore del vicinato mentre mio nonno Gaetano

dice ch’era timido e imbranato morto che ancora io non

ero niente da nessuna parte nemmeno nelle palle di mio

padre lo stesso di come saro’ diciamo tra circa duecento

anni stara’ ancora in piedi allora la casa dove sono nato

e del mio multiterremotato paese che ne sara’mai stato?

 

E l’Italia ci sara’ ancora la mia Italia o fara’ parte magari

d’una superzona chiamata forse Europa 2 Mediterranea

con Francia Spagna i Balcani Grecia la Turchia in un

mondo diviso a zone per comodita’ o in grandi aeree

o supernazioni ma tutto in fondo un’unica unita’ con

qualche nome antico lasciato cosi un po’ per folklore

 

 

113

 

alle varie  regioni: Illiria Rezia Norico Pannonia  
la Padania Bruzio Sannio la Trinacria coi comuni

saggiamente amministrati  e giardinetti ovunque pei

bambini  e  gli ospedali e le case per gli anziani oppure

sara’  sprofondata anch’essa malamente nel Medioevo

prossimo venturo di domani lordo di stragi e d’appetiti

insani con le sue solite indigenze e le sue pestilenze?

 

                             -------------

 

114

 

In cosa mi riconosco? Quali le cose che mi rappresentano

cose che io posseggo a cui appartengo il lavoro che faccio

la lingua per esempio che parlo con cui scrivo come mi

descrivo  cosa direbbero di me quelli che ho conosciuto

qualcuna che m’ha amato che ha creduto in me un figlio

una madre una sorella all’inizio quasi alla partenza di tutte

le strade che ho percorso i risultati le perdite il mio corpo

sopratutto col suo cervello in cima pieno di cifre bianche

rosse nere di suggestioni siciliane maschie basse perverse

forse solo recentemente ragionevolmente sane  

 

Al posto mio ci metto l’altro al centro del cerchio che io

ci giro attorno lungo un’attenta affettuosa circonferenza

dimmelo tu qualcosa amico che finalmente t’ascolto tu

estraneo e antico e minimo e buffo e scoglionato e fico

dimmelo chi sono stato chi sono diventato con chiarezza

possibilmente  con lentezza il tempo lo spazio attraversato

le storie oscene della mia famiglia nascoste malamente

dentro il cassetto d’un  vecchio canterano  mastro don

Tano u surdu per esempio ubriacone falegname vedovo

con tre figlie femmine (la piu’ piccola delle quali era mia

115

 

nonna) morto all’improvviso con un colpo al cuore una

sera di domenica sui gradini della chiesa di San Filippo

che fu lasciato li’ due giorni come un  cane “ ’mbriacu

e’ don Tano lasciatelo stare!”  finche’ non comincio’ a

puzzare e allora fu chiamata Angela la maggiore delle

figlie che aveva gia’ per amante il notaio sposato di

Floridia che quando poi fece un bambino lo seppelli vivo

cosi a com’era nel giardino e si prese un anno di galera e

quando usci trovo’ il notaio bello e accasato con la sorella

mezzana la Marianna che la piu’ piccola mia nonna Anna

aveva allora solo tredici anni  ma cosi dolce e fragile e

carina dicono che molto presto in quella casa divenne lei

la regina mia madre poveretta ci diventava matta ogni

qualvolta qualcuno accennava minimamente a certi fatti 

io stesso imparai presto a portare un gretto e riverente

rispetto al ritratto baffuto del notaio appeso bellamente

nel salotto buono di mia zia Marietta

 

Town Hall la chiesa di Sant’Andrea cattedrale anglicana per

meglio dire coi piccioni soliti i minabirds i gabbiani litigiosi

il cervello scoppiato oscenamente abbandonato  un tempo

116

 

sui sedili di cemento circolari con l’albero in mezzo col sole

forte rozzo nudo ora come allora il Corso del mio paese

con la Venere di gesso la fontana senz’acqua  la doppia

scalinata che porta all’entrata del Municipio a Bologna

chiamato Palazzo D’accursio coi cortili interni lo Stato di

Famiglia i vaccini per andare in Africa: colera vaiolo febbre

gialla le fotografie dei martiri partigiani davanti al Nettuno

gli uffici staccati dei quartieri Sanvitale e Irnerio gli uffici

postali fermo posta di El Aiuun Valencia Barcelona il GPO

di Martin Place Piazza delle Poste a Ragusa con l’edificio

grigioimpero Piazza Minghetti col giardinetto per leggere

Carlino e Repubblica di seguito due tre ore incluso gli

annunci economici  e 4-5 sigarette il solito giro prima di

rincasare Indipendenza Rizzoli Zamboni Via Marsala

le bancarelle dei libri sotto palazzo Re Enzo quelle

della libreria Feltrinelli il selfservice di Via Giudei

quello di Ugo Bassi l’Hotel Orologio la questura

il passaporto mi scade ci vogliono quindici giorni

bolli soldi fotografie ma il questore Jovine e’ mio

amico o per meglio dire amico d’una mia amica

ah va bene! stessa cosa col direttore del Roncati

117

 

amici ovunque in via San Felice in via Nosadella

dalle parti di piazza Malpighi c’e’ pure la sede del

partito comunista nella via Broccoindosso anzi no

in via Barberia che ci andai una volta a chiedere

la tessera sei un provocatore mi fece un compagno

con due muscoli grossi nelle braccia che sembravano

meloni sono un marxista onesto gli dissi stufo di inutili

bofonchiamenti contro il sistema borghese voglio

lavorare insieme a voialtri costruire il mondo nuovo

pezzo per pezzo modestamente mi capisci  niente

fronzoli rivoluzionari colpi di testa follie mi capisci

non era convinto mi diedero la tessera comunque

al mondo nuovo ripeto uscendo bisogna lavorarci

spingere il carro tirare la cordata sorrideva un uomo

da solo non e’ nulla sono le masse che contano gli

scopi gli obiettivi chiari le guide il partito coi suoi capi

e dirigenti Enrico sopratutto Paietta Ingrao stammi

bene va i padroni non c’e’ bisogno d’ammazzarli

fisicamente basta metterli alla gogna superarli

disprezzarli eliminarli a forza di cooperative mi

capisci andai poi alla Motorizzazione per rinnovare

118

 

la patente all’ACI poi alla Fiera alla Camera di Commercio

l’Ufficio imposte dirette e Indirette all’IVA volevo la licenza

di negoziante di cose antiche e anche il libretto di Lavoro

ma questo un poco prima quando volevo fare l’operaio

lo scaricatore di porto o il facchino il registratore di cassa

quello venne dopo molto dopo che non avevo una lira

in tasca e mi facevo da solo la dichiarazione dei redditi

che cosa devo pagare io che non guadagno un cazzo

bella grazia se per miracolo sono riuscito a comprare

questo cazzo di registratore di cassa a che cazzo mi servira’

poi dio solo lo sa nullatenente tra l’altro da sempre eppure

mi tocca fare i conti lo stesso calcolare mi viene da

vomitare continuo del resto cos’altro ho da fare

mia madre sara’ gia’ a letto a guardarsi la televisione

la lattuga cotta nel frigo la bistecchina col callo in mezzo

l’insalata cipolla pomodoro e basilico con l’olio buono

pero’  stanotte c’e’ la partita di Coppe delle Coppe la

Sampdoria se la vede con una squadra inglese latte

caldo e cioccolata per dopo ma com’e’ che mi sta finendo

cosi male a me cos’e’ stato incuria arroganza indecisione

paura indolenza presunzione senza dubbio quel volere

119

 

tutto subito senza aspettare io mi merito tutto e subito

voglio avere e basta non faccio file io me ne sbatto io

delle gerarchie delle competenze so gia’ tutto e non

accumulo punti da supermercato io ne’ tantomeno

marche per la pensione ho ventanni perdio sono forte

strafottente vi spacco in quattro a tutti quanti siete voi

mondo cornuto nessuno sopra di me nessuno mi comanda

nessuno mi dice fai questo fai quell’altro nemmeno mio padre

e’ buono lui lo amo lo adoro gli altri non m’importa mia madre

I miei fratelli gli amici per me contano poco o nulla l’Universita’  

buona solo per asciugarsi il culo i libri lo stesso dal balcone

le donne l’amore quello si che vale ma ce l’ho gia’ la donna io

e che donna una superdonna lo dice persino il signor Rappini

al manicomio Roncati che ha 82 anni e non capisce piu’ una

mazza un ragazell come te mi fa una mattina che non riusciva

a trovare la sua scodella del caffelatte per la colazione che ci fa

un ragazel come te con una dona axi’!?  che ci facevo davvero

non lo so con una signora sofisticata elegante colta una signora

insomma del gran mondo Bolognese io che cercavo solo di

lavorare coi facchini di vicolo Facchini che avevano l’ufficio

dentro una saracinesca che c’era scritto sopra “lasiare libero

120

 

il pasagio”  dove poi ci hanno aperto un ristorante indiano

molto tempo dopo questo quasi adesso Via Belle Arti anche

il Contavalli il gelataio delle Moline Via Righi la Piazzola la

Piazzetta Generale Puntoni  un mezzo parente col collegio

degli studenti presalariati alla Nunzio Belluardo di Comiso

lui fascista io mezzo comunista mezzo incazzato che se

m’incazzo ancora un  po’ me ne vado in Libano coi feddain

o in Angola a scacciare I portoghesi o ancora meglio

mi perdo nella giungla del Congo a inseguire gli ultimi

selvaggi  me ne vado a vivere con gli scimpanze’  non

mi frega nulla a me dopotutto di dormire tra paludi e prati

infestati dalle zanzare e dalla mosca tzetze’  mica ho paura io

di passare notti insonni sui treni nelle stive dei piroscafi o sopra

gli alberi di cocco di non mangiare di camminare a piedi scalare

montagne che quante volte piu’  ho provocato la stanchezza

piu’  mi ha dato un sapore eccitante entusiasmante nel palato

che ho pensato di vivere alla grande o addirittura di sbranare

in me la carne del mondo come un feroce ciclopico gigante

Town Hall adesso coi gabbiani litiganti I piccioni caconi gli ibis

sporcaccioni col becco lungo e ricurvo adatto a sondare ogni

tipo d’immondizia il giovane barbone sdraiato al sole sembra

121

dormire si alza invece si carica il saccone sulle spalle parte fa

dieci passi ritorna su se stesso si sdraia di nuovo col berretto

da vecchio in testa di lana e una faccia quadra da mormone

non c’e’ gioia ne’ scelta credo pero’ nel suo vagabondare non

certo come me all’entrata una volta dell’Autostrada del Sole a

Valmontone che pensavo di girare e vivere facendo nulla come

un fannullone vendendo ogni tanto un candelabro rubato in una

chiesa o un paio di cartaglorie dorate un leggio domandando la

elemosina sul lungarno di Firenze seduto sul muretto che magari

passa una ragazza bona emancipata che ti porta a casa sua per una

doccia e una fottuta veloce che vita avventurosa che fai portami con

te! che andammo poi a vedere insieme com’e’ questa universita’ di

Urbino  con la facolta’ di giornalismo ma c’e’ quel becchino pallone

gonfiato di Carlo Bo la Fiera Letteraria tutte quelle stronzate Leone

Piccioni  amante leccaculo d’Ungaretti avanti mon capitain cacate

del genere ne’ meglio era Nuovi Argomenti Pasolini ancora ancora

ma Enzo Siciliano per l’amor di dio che letterati della minchia sti

castrati io solo posseggo la chiave di questa  selvaggia parata

ricordi che appiccicavo merda e sputazzate e vomito d’hashish 

sulle cornici dorate del seicento  e pronunciavo frasi astruse di

Nicce e versi di Mallarme’ e strisciate di pennarello  e ululati

lattiginosi e bestemmie e invettive e coliche nervose…

 

                                           ----------------

 

122

 

Cosi isolato cosi fuori di mano

rispunta a volte il pianto

dell’esule lontano 

che poi come viene scompare

sto rigurgito vile 

sto lamento puerile

tanto che ci vuole a tornare

con mezzo mondo a malapena

da traversare

senza montagne ne’  mare

un giorno vuoto e stanco

soltanto e in cielo

strapazzata

una giornata sana

a cacchio passata

di buttana…

 

ho tirato intanto una pallina di carta al mio gatto

per distrarmi come un bambino perche’ ho sentito

appena dire che si muore anche se non l’ho ancora

sperimentato ci tornero’ a casa ci tornero’  cosi ho pensato

123

 

a un breve viaggio d’una settimana tra i lucertoloni del New

South Wales e qualche aborigeno del lago Bulabula sull’unica

strada lunga e dritta del paese chiamato Ivanhoe Columbus Street

che taglia in mezzo il deserto forse parallela per un po’ alla strada ferrata

che ci s’arriva col treno a Ivanhoe che chissa’ come sara’  la stazione

e la polvere e l’ufficio postale e il misero pub supermercato e la

pompa di benzina e il caravan park ci voglio andare per finire laggiu’

questo poema chiamiamolo cosi questa specie quasi di rassegnata

singolare viacrucis del mio ultimo Me che non riesco a parlare d’altro

purtroppo che ci posso fare che questo sono io che non voglio certo

aspirare a qualcosa d’importante un poema minimo mettiamo

quindi inutile capace o incapace non saprei d’esprimere la mia

elementare animalita’ d’uomo invecchiato che raccoglie ancora le

sue emozioni  in un diario come un adolescente  gioia dispiacere

sorrow delight Arlecchino Pulcinella il dottor Balanzone ne ho

letti infatti di libri volendo di Marx e Darwin e Kant e Sartre e li ho

capiti anche per la maggior parte che la cosa mi ha fatto per cosi

dire un effetto come d’orgoglio ma anche di sconforto insieme

sopratutto gente come Proust o Nabokov che scrivono cosi bene  

impossibile pensare d’eguagliare tanta finezza di stile e di pensiero

posso soltanto a volte assaporare al massimo l’idea d’essere un poeta

124

 

minimo s’intende non saprei dire come chi che sarebbe stupido fare

paragoni diciamo un piccolo Bergotte  con un minuscolo paio di coglioni

buoni a far qualche verso che per ora mi sembra poche ne ho azzeccate

di parole che valgano la pena ritmi qualche assonanza strana un’accordo

raro delle rime niente  cerchero’ ancora naturalmente dato che non mi

voglio fermare perche’ una volta fermato forse finisce che m’accade

proprio magari malauguratamente di crepare…

 

Una processione con la statua del santo traballante sopra le teste

della folla zigzagante coperto il suolo di frammenti del mio cuore

scoppiato come una granata schegge dei miei occhi also e biglie

di memorie piccole e verdi come piselli rotonde corniole dello

stile e molliche di desiderio pasticche di dust e creta particelle

di disperazione nel cervello spento e l’umidita’ il buio e il toc

toc del treno nella galleria della notte dove non c’e’nessuno

dove manca l’aria sono stato altre volte solo quasi sempre

ma adesso ci sto bene direi circondato d’aria come un matto

imprigionato dentro un parasole di parole fate largo al morto

cadavere delle mie ossa al cranio al femore al grasso colato

giu’ via dalla carne bevuto assorbito dalla terra come un

drink un cocktail disgustoso buono a far maturare cipolle e

125

 

carote e biancospini e limoni e ginepro rosso coccolone dalle

parti del traghetto di Brindisi o a Messina stazione che profuma

tutta d’oleandro ma l’orologio non funziona fermo all’una che

saranno gia’ le tre quando passa il carabiniere di servizio mi

sdraio un po’ a dormire sul sedile non  fa freddo non ho fame

c’e’ la luna sopra la pensilina con la faccia tonda da bambina

sospesa a mezzo il cielo domattina torno a casa sono sporco

ma qualcuno mi dara’ pure un passaggio fino a Lentini o fino

a Pedagaggi dove c’e’ mio compare Pino il geometra figlio del

beccaio Mole’ che come conosce le bestie lui nessuno meglio

d’un veterinario cavalli porci ciaurieddi appende fuori dalla

porta della bottega il sanguinaccio a un gancio e un quarto

di vitello appena squartato mia madre s’impressiona piange

alla vista degli agnelli piccoli le teste di capretto stuffed con

la mollica di pane che a mio padre piace tanto e le cervella e

i passeri arrostiti e gli stornelli a beccafico gli occhi sembrano

palline di perla l’erba amara delle chiuse per condimento o la

cicoria selvaggia i capocanala poi da pulire le patate tonde che

mia madre frigge malvolentieri per lui nella padella incrostata

faville sprizzano dalla fornacella a pezzo a pezzo non e’ rimasto

nulla di me intero nella cassaforte del petto queste poche righe

126

 

soltanto intermittenti come telegrammi d’alfabeti scomparsi

linguaggi morti gesticolanti muti nelle fotografie delle feste

dei santi Vito Patrono Giovanni Battista Maria delle Grazie il

Santissimo Capello impressionante sopra il baldacchino bianco

con dietro le orfanelle di Santa Teresa e i fratelli incappucciati

di Jesu del Salvatore della Matrice con gli stendardi pesanti delle

confraternite i cannoloni del Corpus Domini e Gianna Azzara

fidanzata da sempre dell’amico mio che a me mi piace invece

sua sorella piccola anche se appena appena le spuntano i seni

sotto la camicetta e ci ha due gambette magre e ossute ma gli

occhi e il viso sembra un angelo di Botticelli e Teresa pure della

Lavatex  dove puliscono a secco pantaloni e giacche e leggono

fotoromanzi d’amore tutto il giorno e fanno feste da ballo ogni

tanto ma a me non m’invitano mai alla rotonda di Marina con

Fred Bongusto Caterina Caselli e Nada anche se questo accade

qualche anno dopo quando mi sedevo sul muretto facendo finta

d’aspettare non so chi come facendo finta d’essere li per caso un

sabato o una domenica di maggio o giugno che le scuole stanno

ormai per finire che non so ancora che faro’ mai quest’estate che

se percaso vinco qualche soldo allo Stop allora davvero me ne vado

sul serio in giro per l’Europa con l’autostop come un lupo girovago

127

 

cosi vivo mi sento e forte che mi viene da piangere possibile mai che

a un certo punto avro’ cinquanta anni che schifo meglio non arrivarci

meglio sottoterra tutto anchilosato storpio una coppia di figli una casa

in via Mario Leggio o a Ibla professore di ginnasio che so impiegato a

Monterosso Almo o a Modica avvocato con uno studio miserabile

sbrigapratiche e sentenze dalle parti del ponte Vecchio vicino al

nuovo tribunale vicino alla SIP dove faccio le telefonate interurbane

alla mia amante di Pedalino  la mia cugina Gina in realta’ cosi stupida

che si fa chiamare Anig mia moglie e’ piu’ vecchia di me non me la da

piu’ che dovrei fare andare a puttane o masturbarmi nel cesso come

un adolescente? Porci siamo tutti i maschi del resto anche gli amici

miei del Mediterraneo anzi loro ancora peggio di me che se ne vanno

in Thailandia a farsi le ragazzine minorenni che uno addirittura s’e’

buttato dal ponte l’anno scorso  perche’ l’hanno messo sul giornale

e lo cercava la polizia e un’altro s’e’ impiccato a una trave nel retro

bottega del suo negozio di via Sant’Anna per tutta un’altra storia pero’

che l’ho trovato io costui all’inizio mi sembrava  una specie di santone

appeso cosi al soffitto un lampadario di pezza che non ci ho dormito per

una settimana intera con quel corpo sempre davanti agli occhi cosi tra le

mie braccia come un cristo deposto atroce morte d’un noto antiquario

diceva la Sicilia trovato morto suicida da un amico per questioni

128

 

d’onore roba sembra  anche d’incesto e debiti ma io non ne sapevo

nulla la figlia da allora e’ scomparsa dicono viva a Roma che c’e’

anche un ragazzino di 11-12 anni che lo vedo ogni tanto girare

con la bicicletta chissa’ che succede a volte nel cervello della gente

basta un nulla a volte una scintilla scoppia l’inferno e sfilacciato

si scioglie il pilastro della vita come di panna o di zucchero filato

 

Accussi affriddi figghiu miu! Mi diceva mia madre mentre quasi

nudo e senza canottiera leggevo sul letto un qualche giornaletto

con le storie di Peonia di Mindanao o di Baghera la pantera nera

ch’era allora l’estate e fuori il sole avvampava ardente come una

lumera ma dentro casa c’era sempre il freddo delle stanze basse  

e buie delle alcove dei poveri ddammusi del mio paese scavati o

poggiati sulla costa del monte e stretti e lunghi e smunti e spenti

come tanti affamati che non era suonato ancora il vespero percui

me ne stavo intanato come una specie di vombato che poi a sera

uscivo finalmente con gli amici che chiamavano Giovanni e fino a

mezzanotte stravizzavo con gli altri in piazza come un barbagianni

 

Cosi era e cosi e’ solo che adesso non esco piu’di sera e spesso non

riesco  a trovare la ragione il numero la combinazione il password

129

 

giusto per aprire la cassaforte della vita non lo sapevo allora che cosi

sovente avrei ballato questa bianca danza e dissolvente della non

speranza che lo so bene poi  che mi ritorna in mente tutta la partita

che basta una piccola impresa un risultato un evento minimo qualcosa

che succede di buono un’idea persino un minimo sensata non sono l’unico

come a dire o l’ultimo di certo nel carrello della spesa non sono forse

dopotutto anch’io una specie di bidello una guardia  giurata  un casellante

di passaggio a livello che versandosi contento un bicchiere di vino possa

dire che anche stavolta e’ passato normalmente il primo treno del mattino


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